Una mattina di qualche settimana fa il telefono di John Kiriakou ha suonato. Era sua nipote sedicenne che gli diceva che stava esplodendo su TikTok. Lui non aveva account sulla piattaforma e non capiva di cosa parlasse. Ma clip tratte da un podcast che aveva registrato a gennaio con Steven Bartlett erano diventate virali senza il suo intervento.
Chi è John Kiriakou
Kiriakou ha 61 anni e ha lavorato nella CIA dal 1990 al 2004 come analista e agente antiterrorismo. Nel 2002 ha guidato l'operazione che portò alla cattura di Abu Zubaydah, arrestato per il suo ruolo nella formazione di combattenti legati ad al Qaeda. Durante la detenzione di Zubaydah la CIA ricorse alla tecnica del waterboarding, pratica di cui Kiriakou ha parlato pubblicamente anni dopo.
Nel 2007 Kiriakou rilasciò un'intervista televisiva nella quale descrisse alcune tattiche di interrogatorio dell'agenzia. Nel 2012 il Dipartimento di Giustizia lo incriminò. L'accusa era di aver rivelato il nome di un operatore sotto copertura ai giornalisti. Kiriakou ha poi patteggiato e nel 2013 scontò una pena detentiva, terminata nel 2015.
La ricerca della grazia e il conto in banca
Nonostante abbia finito la pena, Kiriakou chiede una grazia presidenziale per poter riavere il riconoscimento formale e recuperare decenni di contributi pensionistici. Dice di aver accumulato 20 anni di servizio federale e che la sua pensione sarebbe stata pari a circa 700.000 dollari. Senza quella somma, secondo lui, dovrà continuare a lavorare a lungo.
Negli anni ha tentato la strada ufficiale e ha esplorato canali informali. Nel 2018 pagò 50.000 dollari a un'ex consulente di Trump per cercare l'interessamento del presidente e promise altri 50.000 in caso di successo. Racconta anche di un incontro in cui gli sarebbe stato chiesto di pagare 2 milioni di dollari da una persona vicina a Rudy Giuliani, incontro del quale l'ex sindaco non ha ricordo.
La svolta virale
Negli ultimi mesi le registrazioni dei suoi podcast sono state montate in clip brevi e condivise su piattaforme come TikTok e Instagram. Racconti sulle sue missioni all'estero, su operazioni in paesi come il Pakistan e su programmi controversi dell'agenzia hanno conquistato milioni di visualizzazioni.
- Clip tratte da un'intervista con Steven Bartlett hanno ottenuto ampia circolazione.
- Altri spezzoni provengono da conversazioni con figure come Tucker Carlson, Joe Rogan e Patrick Bet-David.
- Un account che monta questi estratti ha totalizzato decine di milioni di visualizzazioni e ha contribuito alla popolarità dell'ex agente.
La viralità gli ha aperto nuove porte: un'agenzia di talenti lo ha firmato e la piattaforma Cameo lo ha reclutato per video personalizzati. Finora Kiriakou ha realizzato oltre 700 video per fan con un prezzo indicativo di circa 150 dollari ciascuno.
La strategia mediatica e l'obiettivo finale
Kiriakou dice di non aver cercato la viralità come fine a sé stessa. Il suo vero scopo era raggiungere Donald Trump, sperando che il presidente vedesse uno dei podcast a cui partecipava. Crede che il formato delle interviste lunghe, spesso ripreso in clip brevi, abbia maggiori possibilità di arrivare al presidente.
Esperti di clemenza vedono la sua tattica come un aggiornamento intelligente di una strategia tradizionale: costruire una base ampia di sostenitori, in particolare tra il pubblico che conta per Trump. Rimane comunque una possibilità remota e incerta.
Cosa succede adesso
- Kiriakou continuerà a partecipare a podcast e a fornire materiale per montaggi virali.
- Il suo obiettivo immediato è far sì che Trump venga a conoscenza della sua richiesta di grazia.
- La Casa Bianca non ha rilasciato commenti pubblici sulla sua richiesta.
Resta da vedere se l'esplosione di popolarità sui social riuscirà a trasformarsi in una vera grazia presidenziale. Nel frattempo Kiriakou continua a raccontare le sue storie, e il pubblico continua a condividerle.
Nota: l'articolo riporta fatti verificati relativi alla carriera, alle condanne e alle attività pubbliche di John Kiriakou.