Partiamo dalla cosa importante: sì, Gavin Newsom ha ceduto all'avocado servito da Sam's. Lo ha voluto assaggiare perché quel frutto gli ricorda un momento stravagante della sua carriera da vicegovernatore, quando, con il governatore fuori dallo stato, ha usato i poteri di acting governor per dichiarare l'avocado frutto ufficiale della California. Non è una battuta.

Il libro e il ritorno al passato

Newsom ha scritto Young Man in a Hurry: A Memoir of Discovery, un lavoro durato cinque anni. L'idea era scavare nella propria storia, non solo per parlare di sé ma anche per raccontare la famiglia, la città e le esperienze che lo hanno formato. Nel libro ammette il privilegio e insieme mette in luce la parte più dura della sua infanzia, cercando di rendere giustizia al sacrificio della madre e alla complessità della storia del padre.

La famiglia come controllo vitale

La questione della corsa presidenziale del 2028 non è solo politica, è familiare. Newsom mette in chiaro che la moglie e i quattro figli hanno voce in capitolo. Racconta di un messaggio del figlio quattordicenne che gli chiede di non correre, perché vuol più tempo con lui. Questo esempio illustra quanto contino gli affetti nella decisione di mettersi in gioco.

Un veto vero

  • La famiglia ha potere decisionale nella scelta di candidarsi.
  • Newsom parla di umiltà e responsabilità, non solo di ambizione.

Immagine pubblica, maturità e ricontrollo

Newsom descrive un percorso personale: da pose e maschere a una maggiore accettazione di sé. Parla del richiamo del recall, delle lezioni apprese e del fatto che con l'età è cambiata la priorità di controllare ciò che non si può controllare. Il risultato è un approccio più misurato alla vita pubblica.

Che tipo di politico è?

Alla domanda se sia progressista o moderato, la sua risposta è concreta: è pro-business e a favore dei posti di lavoro, ma anche per crescita e inclusione. Elenca risultati concreti ottenuti in California:

  • Assistenza sanitaria universale per alcuni segmenti e risultati conseguiti piuttosto che promesse.
  • Aumento del salario minimo a 25 dollari per lavoratori della sanità e 20 dollari per i lavoratori del fast food, dove applicabile.
  • Bilanci in equilibrio e una fiscalità progressiva.

Per Newsom non sono contraddizioni: sostiene che occorre combinare opportunità e responsabilità.

La relazione con Donald Trump

Il rapporto tra Newsom e Trump è complesso. Sono stati collaborativi in passato, ad esempio dopo il disastro di Paradise e durante alcune fasi della pandemia. Newsom ricorda incontri in cui hanno parlato senza telecamere e segna quei momenti come utili.

Tuttavia, oggi valuta Trump come una figura cambiata: secondo lui più instabile e pericolosa. Porta come esempio un episodio in cui la gestione di una crisi ha portato all'invio di truppe attive sul territorio nazionale. Da qui la sua posizione più aggressiva: non vuole limitarsi a essere moralmente dalla parte giusta, ma ritiene che il Partito Democratico debba essere più deciso per vincere elezioni e proteggere le istituzioni.

Newsom afferma quindi che intende "combattere il fuoco con il fuoco" quando necessario, pur riconoscendo i rischi morali di quella strategia. La sua preoccupazione centrale è che, senza vittorie politiche, la democrazia stessa potrebbe essere a rischio.

Posizioni su politica estera e geopolitica

Israele

Newsom dichiara di reverire lo Stato di Israele e di sostenerlo. Allo stesso tempo critica apertamente la leadership di Benjamin Netanyahu e l'avanzata della destra che respinge la soluzione dei due stati. Riguardo al termine "apartheid" usato in passato, dice di rammaricarsi per l'uso in quel contesto e chiarisce che il suo timore è rivolto alla direzione politica che potrebbe portare a una piena annessione della Cisgiordania.

Cuba e Venezuela

Riguardo a Cuba ammette che gli Stati Uniti tentano da decenni di promuovere cambiamenti e che la strategia tradizionale non sempre funziona. Nota però sviluppi recenti legati al Venezuela, dove dinamiche diplomatiche hanno portato alla liberazione di alcuni prigionieri e a trattative diverse, che indica come un possibile cambiamento di approccio.

Taiwan e Cina

Su Taiwan ribadisce l'adesione alla politica di ambiguità strategica che gli Stati Uniti hanno mantenuto a lungo. Sottolinea che la competizione con la Cina riguarda anche tecnologia, catene di approvvigionamento e innovazione, e cita l'importanza delle energie verdi e dei veicoli elettrici nel quadro della concorrenza globale.

San Francisco, orgoglio e critiche

Newsom difende San Francisco: respinge l'etichetta di eccesso di sinistra e rilancia la città come centro di innovazione, imprenditorialità e creatività. Difende la sua storia politica e culturale e dice che, se dovesse candidarsi, abbraccerebbe la città come simbolo del futuro e non dell'arretratezza.

Il siparietto finale con Willie Brown

Nella chiusura dell'incontro c'è la solita chiacchiera tra politici: Willie Brown appare, scherza sul fatto che Newsom dovrebbe candidarsi solo con una pre-condizione, e alla fine suggerisce che Newsom dovrebbe vincere se si decidesse a correre. Un momento leggero che chiude un'intervista densa di riflessioni personali e scelte politiche.

In sintesi: Newsom è al centro del dibattito sul futuro del Partito Democratico e sul possibile spazio per il 2028. Tiene insieme narrazione personale, scelte politiche pragmatiche e una posizione netta nei confronti di Trump. Le decisioni familiari e la valutazione della posta in gioco istituzionale pesano molto nella sua valutazione su una eventuale candidatura.