Al panel intitolato "Rekindling the Machine: Documentary in the Age of AI", ospitato durante la 23ª edizione del festival CPH:DOX, si è parlato di tecnologia con attenzione alle sue ricadute umane e politiche. L'incontro, moderato da Kamal Sinclair, ha messo a confronto registi, attivisti e funzionari pubblici che studiano i lati più oscuri delle piattaforme digitali.
I protagonisti e i temi
Tra i relatori c'erano Marc Silver, regista del documentario Molly vs the Machines, e Anne Marie Engtoft Meldgaard, ambasciatrice tecnologica della Danimarca e promotrice dell'iniziativa Techplomacy. Altri interventi includevano Anna Engelhardt, artista video, e Julia Kloiber, cofondatrice dell'organizzazione femminista SUPERRR.
Di cosa parla Molly vs the Machines
Il film di Silver racconta la storia di Molly, una ragazza inglese di 14 anni che si è tolta la vita. La narrazione esplora il ruolo degli algoritmi sul suo telefono e il percorso del padre per capire cosa sia successo. Il documentario affronta il tema della responsabilità delle grandi aziende tecnologiche e pone domande legali e morali su come le piattaforme modellano i comportamenti degli utenti.
Algoritmi, effetto sorpresa e conseguenze non volute
Silver ha sottolineato la sensazione di onniscienza che circonda l'intelligenza artificiale, definendola quasi divina rispetto alla nostra comprensione limitata. Ha anche osservato come la cosiddetta efficienza delle tecnologie possa tradursi in esiti drammatici: sistemi che identificano e soddisfano desideri possono, in alcuni casi, rafforzare tendenze autodistruttive.
Meldgaard ha parlato di "conseguenze non intenzionate" legate all'AI e ad altre tecnologie, richiamando la necessità di discutere e calibrare i rischi. Ha inoltre collegato lo sviluppo dell'intelligenza artificiale a squilibri di potere su scala globale, citando la competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina e definendo l'attuale periodo un'epoca di predatori.
Proposte e riflessioni pratiche
- Regolamentazione e responsabilità: la discussione ha insistito sulla necessità che le aziende tecnologiche rispondano delle loro piattaforme e che ci siano regole chiare per proteggere utenti vulnerabili.
- Alternative analogiche: Meldgaard ha suggerito di trovare soluzioni analogiche significative per offrire spazi meno invasivi rispetto a quelli digitali sempre disponibili.
- Narrative alternative: Julia Kloiber ha proposto di sviluppare storie e visioni diverse dall'idea che l'AI sia un destino inevitabile, per immaginare futuri più inclusivi.
Il documentario Techplomacy e il ruolo diplomatico
Il film Techplomacy, diretto da Susanne Kovacs, segue il lavoro di Meldgaard dopo la nomina a tech ambassador. La pellicola mostra come una giovane rappresentante danese si confronti con le grandi aziende tecnologiche e con organismi internazionali, cercando di introdurre regole, responsabilità e diritti digitali in un contesto ancora in gran parte non regolamentato.
Conclusione e messaggi chiave
Dal confronto è emerso un quadro chiaro: l'AI non è solo una questione tecnica, ma anche politica e sociale. Serve più trasparenza, più regole e un dibattito pubblico che metta al centro gli effetti reali sulle persone. Come ha detto una delle relatrici, l'AI non è inevitabile: possiamo ancora scegliere come orientare la tecnologia e quale posto darle nella società.