Cosa è Inter:Active e perché chiamarlo Ipervigilanza
La sezione Inter:Active del festival CPH:DOX, ospitata alla Kunsthal Charlottenborg di Copenhagen, è il posto per chi cerca opere che non stanno né nel film né nella serie TV. Qui trovate esperienze immersive, giochi educativi, VR e tutto ciò che sfugge alle categorie classiche.
Il tema di quest'anno è Ipervigilanza. Suona minaccioso? Beh, è intenzionale. Il curatore Mark Atkin dice che molte opere mostrano l'ansia collettiva di una società sempre in allerta, dove perdere controllo sull'immagine, sul corpo e sulla voce è la nuova normalità. Per comunità queer, disabili o in fuga, questa attenzione costante è una strategia di sopravvivenza. Per gli altri, è diventata routine, alimentata da notiziari 24 ore su 24, capitalismo estrattivo, sorveglianza e autoritarismi.
Come è nato il programma
Atkin racconta che la selezione è il risultato di tantissimo lavoro: vedere opere, parlare con artisti e curatori, e ascoltare proposte da programmi di incubazione come CPH:LAB. La curatela assomiglia più a quella di una mostra d'arte che a quella di un festival cinematografico: si guardano idee, inquietudini e filoni comuni per costruire un percorso tematico.
Tono delle opere
Molte proposte sono piuttosto cupe, ma non prive di speranza. In ciascuna si trova una forma di resistenza: creazione artistica, attivismo o anche espressione sessuale. L'obiettivo è trasformare lo spettatore in partecipante e, si spera, accendere una scintilla di azione personale.
Le opere principali in mostra
- Brains in the State of Suspension - Kakia Konstantinaki
Un cortometraggio horror dal vivo, in CGI, che mette insieme intelligenza disincarnata, dominio e paura. L'opera esplora cosa succede quando la coscienza umana, privata del corpo, deve fare i conti con i propri impulsi di controllo.
- Coded Black - Maisha Wester
Un gioco di giustizia sociale che affronta le storie inquietanti del razzismo sistemico in Stati Uniti e Regno Unito. Atmosferico e immersivo, celebra la resilienza nera attraverso documenti storici, registrazioni originali e ricostruzioni di scene dalla piantagione alla città del XX secolo.
- Dark Rooms - Mads Damsbo e Laurits Flensted-Jensen
Una esplorazione intima in spazi virtuali che racconta rivelazioni sessuali reali. Si entra in quattro spazi interiori di protagonisti veri, per affrontare tabù, vergogna e liberazione personale.
- Inside: The Childhood of an Artist - Sacha Wares
Una biografia multisensoriale che riporta all'infanzia dell'artista Judith Scott. Ambientata in una casa dell'Ohio degli anni 50, l'opera ricostruisce i primi anni e il momento che ha cambiato la sua vita.
- My Tent Is Not a Shelter - Mohamed Jabaly
Un campo fragile cucito con i vestiti dell'artista: un memoriale per Gaza che parla di resilienza e fragilità. L'installazione include il tendone fatto a mano e proiezioni che documentano la vita a Gaza negli ultimi due anni.
- No Place at Home - Sam Wolson e Lilli Carré
La storia di una madre e del suo adolescente trans costretti a lasciare gli Stati Uniti dopo restrizioni sull'assistenza di affermazione di genere. Raccontata tramite lunghi reportage e illustrazioni, segue il trasferimento della famiglia verso il Messico.
- The Sanctuary of Dreams - Pierre-Christophe Gam
Un film immersivo di 44 minuti e installazione multisensoriale che propone un rituale collettivo di immaginazione per pensare futuri sociali e culturali alternativi, parte del progetto di ricerca Toguna World.
- Celestis Obscura - Cecilie Waagner Falkenstrøm
Un confronto tra la corsa all'oro e la nuova corsa allo spazio, che mette in luce come la potenza delle corporation nello sfruttamento di asteroidi e Luna rischi di riprodurre le disuguaglianze terrestri nello spazio.
- In the Current of Being - Cameron Kostopoulos
Un'esperienza VR aptica che racconta la sopravvivenza a terapie di conversione elettroshock, basata sulla storia vera di Carolyn Mercer e sugli abusi mirati a "correggere" l'identità di genere.
- Tales of a Nomadic City - Med Lemine Rajel e Christian Vium
Un progetto VR sviluppato con giovani e cittadini di Nouakchott che intreccia storie personali, archivi rari e sound design immersivo per raccontare la trasformazione urbana della capitale della Mauritania.
- The Pledge - Daniela Nedovescu e Octavian Mot
Un'installazione interattiva che trasforma il bias dell'IA in monumento digitale: una videocamera analizza l'aspetto del partecipante e genera una dichiarazione personalizzata radicata nei pregiudizi della macchina.
- The Lost Golden Lotus - Chisato Minamimura
Un'opera multisensoriale e performativa guidata da artiste sorde che rilegge la storia delle fasciature dei piedi in Cina, collegando ideali di bellezza storici agli attuali standard corporali e di dolore.
- Burden of Other People's Dreams: Chapter One - Ganymede - Joe Bini
Un'esperienza di "live cinema" personale e surreale. Una persona per volta entra in una stanza per un viaggio di 80 minuti che mescola libro, film e memoria: un memoir astratto sulla vita professionale e creativa dell'autore.
Perché andarci
Se avete voglia di provare qualcosa che coinvolge corpo, orecchie e testa e che vi fa pensare al presente senza essere solo informazione passiva, questa mostra è per voi. Alcune opere possono risultare intense, altre sollevano domande scomode: tutte vogliono mettervi al centro, non seduti sul divano.
La 23a edizione di CPH:DOX include questa sezione Inter:Active e continua fino a domenica. Per chi ama tecnologia, attivismo e arte che non si limita a raccontare ma vuole provocare, Ipervigilanza è una checklist di buone ragioni per andare a Copenhagen.