La spinta che cambia la rotta
I quattro astronauti di Artemis II hanno acceso il motore della loro navicella e hanno lasciato l’orbita terrestre, puntando verso la Luna. È un passaggio decisivo per la Nasa, che così avvia il primo sorvolo lunare con equipaggio in più di cinquant’anni. La calma con cui tutto è avvenuto resta ammirevole, considerando che stiamo parlando di una macchina capace di dare a un’auto ferma l’accelerazione necessaria per arrivare a velocità autostradale in meno di tre secondi.
La manovra, durata poco meno di sei minuti, ha spinto la capsula Orion sulla traiettoria che la porterà a compiere un’orbita attorno alla Luna durante la missione Artemis 2, pensata per durare 10 giorni. Da lì, dopo circa tre giorni di viaggio, l’equipaggio raggiungerà il satellite naturale della Terra per il primo passaggio umano dal 1972.
“Sembra un buon burn, stiamo confermando”, ha comunicato il controllo missione di Houston.
L’astronauta Jeremy Hansen ha risposto dalla capsula con toni decisamente soddisfatti: “L’equipaggio qui sta abbastanza bene, mentre andiamo verso la Luna. L’umanità ha dimostrato ancora una volta di cosa è capace”.
Dall’orbita terrestre al “ritorno libero”
La spinta è arrivata un giorno dopo il lancio, perfetto e senza intoppi, del gigantesco razzo Space Launch System, bianco e arancione, partito dal Kennedy Space Center in Florida con la capsula Orion a bordo. Da quel momento gli astronauti sono entrati in una traiettoria di free return, cioè un percorso di “ritorno libero” che sfrutta la gravità lunare per aggirare la Luna e poi rientrare verso la Terra senza bisogno di nuova propulsione.
In pratica, una volta partita, la missione non ha molte opportunità per ripensarci. La parte rassicurante è che le tute degli astronauti funzionano anche come sistemi di sopravvivenza: in caso improbabile di depressurizzazione della cabina o perdita d’aria, possono garantire ossigeno, controllo della temperatura e pressione adeguata per fino a sei giorni.
I quattro membri dell’equipaggio sono gli statunitensi Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme al canadese Jeremy Hansen. Le prime ore nello spazio le hanno passate a fare controlli e a risolvere piccoli problemi su una capsula che non aveva mai trasportato esseri umani, compresi un problema di comunicazione e un WC difettoso. Un debutto quasi elegante, se si ignora la parte del bagno.
Musica, allenamento e qualche record in vista
Il secondo giorno di missione è iniziato con Green Light di John Legend e Andre 3000, scelta che la Nasa ha collegato al via libera che l’equipaggio avrebbe ricevuto poco dopo per accendere il motore e dirigersi verso la Luna. Sempre secondo l’agenzia, gli astronauti hanno anche provato per la prima volta il loro flywheel exercise device, con 30 minuti di esercizio al giorno previsti per limitare la perdita di massa muscolare e ossea causata dall’assenza di gravità.
Artemis 2 è pensata come un passaggio necessario verso l’obiettivo di un allunaggio nel 2028. La missione segna anche una serie di primati storici: porterà sulla Luna il primo afrodiscendente, la prima donna e il primo non americano a compiere una missione lunare. Se tutto procederà come previsto, l’equipaggio andrà anche più lontano dalla Terra di qualsiasi essere umano prima di lui, oltre 250.000 miglia, pari a 402.336 chilometri.
È inoltre il primo volo con equipaggio del SLS, il nuovo razzo lunare della Nasa, progettato per riportare gli Stati Uniti sulla Luna più volte con l’idea, non proprio modesta, di costruire una base permanente da usare come piattaforma per esplorazioni future. Il lancio era inizialmente previsto per febbraio, ma anni di rinvii e costi lievitati hanno allungato parecchio i tempi. A un certo punto il razzo ha persino dovuto tornare nell’hangar per le riparazioni, perché evidentemente anche nello spazio l’organizzazione conta.
La corsa con Pechino sullo sfondo
La nuova stagione degli investimenti americani sulla Luna è spesso descritta anche come una risposta alla Cina, che punta a portare esseri umani sul satellite entro il 2030. Durante il briefing dopo il lancio, Jared Isaacman, amministratore della Nasa, ha detto che la competizione è “un ottimo modo per mobilitare le risorse di una nazione”.
“La competizione può essere una cosa buona”, ha aggiunto. “E noi abbiamo certamente una competizione adesso”.
La Casa Bianca, nel frattempo, ha spinto per accelerare il programma Artemis. Trump vuole vedere astronauti sulla superficie lunare prima della fine del suo secondo mandato, all’inizio del 2029. Ma la data prevista del 2028, secondo alcuni esperti, resta ambiziosa anche per via della forte dipendenza dagli avanzamenti tecnologici del settore privato.
Prima di chiudere la conferenza stampa, l’equipaggio ha parlato del significato della missione, dell’adattamento alla vita nello spazio e della vista “spettacolare” della Terra.
Wiseman, comandante di Artemis II, ha descritto il momento in cui l’equipaggio ha visto il pianeta nella sua interezza: “Si vede il globo completo, da polo a polo, si vedono Africa, Europa e, guardando bene, anche l’aurora boreale. È stato il momento più spettacolare, e ha lasciato tutti e quattro senza parole”.