Il punto di Dinga Bakaba
Crimson Desert è stato accolto bene da critica e giocatori, ma c’è un dettaglio su cui quasi tutti sembrano concordare: per ingranare, ci mette un po’. Per Dinga Bakaba, direttore di Arkane Lyon e uno che di mondi coinvolgenti se ne intende avendo supervisionato progetti come Dishonored 2 e Deathloop, questa lentezza iniziale non è un problema da correggere. È proprio parte del motivo per cui il gioco funziona.
In un commento pubblicato su Twitter, Bakaba ha spiegato che la struttura del gioco è quasi l’opposto di molti open world moderni, che tendono a svuotare il sacco subito per impressionare al primo colpo. Qui, invece, la “magia” arriva dopo. Il paragone che usa è quello di un gioco da tavolo: all’inizio vedi soltanto regole e tavola, poi entri davvero nel “cerchio magico” e la partita comincia a diventare interessante.
Il valore della progressione lenta
Secondo Bakaba, il punto forte è che Crimson Desert non ti scarica addosso tutto quello che ha da offrire nel momento in cui inizia a piacerti. Continua invece a introdurre elementi nuovi, a dare più peso ai sistemi e a farli interagire tra loro. Molte di queste componenti, aggiunge, sono robuste e costruite in modo diegetico, con anche qualche libertà tonale e un po’ di divertimento volutamente sciocco ma ben confezionato. Insomma, il tipo di caos che qualcuno chiama design e qualcun altro chiama “strano ma funziona”.
Bakaba sostiene che tutto questo si somma in un percorso molto personale, in cui il giocatore passa dal semplice uso del gioco alla scoperta vera e propria. Ed è proprio lì, dice, che il tempo investito diventa gratificante. In un’epoca in cui tutto deve consumarsi in fretta, un gioco che resta appiccicato non perché è facile da amare, ma perché oppone resistenza, gli sembra persino una boccata d’aria.
Una ricezione tutt’altro che unanime
Detto questo, l’accoglienza complessiva di Crimson Desert resta più sfumata di quanto suggeriscano gli entusiasmi iniziali. C’è chi, come John Buckley di Palworld Publishing, lo considera un gioiello del genere open world paragonabile a The Elder Scrolls: Oblivion. Altri, invece, dopo averci messo le mani sopra, finiscono per desiderare di rimettere su The Legend of Zelda: Breath of the Wild.
Anche tra i giocatori, il punto critico sembra sempre quello: il gioco chiede pazienza prima di restituire il suo lato migliore. Per alcuni è un difetto. Per Bakaba, invece, è esattamente ciò che lo rende memorabile.