Le conversazioni tra L'Avana e Washington si svolgono in un momento di forti tensioni e di seri problemi energetici sull’isola.
Raúl Castro entra in scena
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha dichiarato che l’ex presidente Raúl Castro è coinvolto nei colloqui in corso con gli Stati Uniti. Díaz-Canel ha precisato che le trattative sono ancora nelle fasi iniziali e che qualsiasi accordo richiederà tempo e passi concreti.
Cosa intende Díaz-Canel
- Costruire un canale di dialogo tra le parti.
- Stabilire agende comuni di interesse per le parti coinvolte.
- Dimostrare intenzione e impegno da entrambe le parti per procedere su quei punti.
Díaz-Canel ha detto che Raúl Castro, insieme a lui e ad altri rappresentanti del Partito Comunista e dello Stato, ha guidato l’indirizzo su come portare avanti questo processo di dialogo, qualora si realizzi.
Perché la presenza di Raúl è significativa
Anche se Díaz-Canel è presidente dal 2018, Raúl Castro, oggi 94 anni e fratello di Fidel Castro, resta figura centrale e molto influente nella politica cubana. Tra il 2008 e il 2018 Raúl ha guidato il paese e nel 2014 ha condotto i negoziati storici con l’amministrazione Obama che portarono alla riapertura delle ambasciate e al ristabilimento delle relazioni diplomatiche.
Lo sfondo: il blocco petrolifero e i blackout
Le tensioni sono aumentate dopo che l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato restrizioni sugli approvvigionamenti di carburante per Cuba e ha minacciato tariffe verso i paesi che avessero venduto petrolio all’isola. Anche se alcune minacce sono state formalmente attenuate, l’embargo di fatto è rimasto in vigore.
Cuba non riceve consegne di carburante da tre mesi. Di conseguenza l’isola affronta interruzioni prolungate dell’elettricità e una quasi paralisi della vita economica e sociale. Nella settimana più recente si sono verificati due blackout nazionali che hanno lasciato milioni di persone senza corrente mentre la rete elettrica continua a deteriorarsi.
Allarmi umanitari e sanitario
Funzionari delle Nazioni Unite e della comunità internazionale hanno lanciato avvertimenti chiari. Francisco Pichon, coordinatore residente delle Nazioni Unite a Cuba, ha parlato di rischio di crisi umanitaria se la situazione peggiora e ha indicato un fabbisogno stimato di 94 milioni di dollari per affrontare la crisi energetica e i danni da uragano dello scorso anno.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha messo in guardia contro un potenziale collasso umanitario. Anche il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito la situazione sanitaria a Cuba «profondamente preoccupante», sottolineando che l’erogazione dei servizi sanitari è a rischio.
Cosa potrebbe succedere ora
Díaz-Canel ha suggerito che qualsiasi processo negoziale richiederà mesi e che le parti dovranno creare fiducia e reali programmi di lavoro. Nel frattempo, la popolazione cubana affronta difficoltà pratiche legate alla mancanza di energia e ai servizi essenziali.
In sintesi: Raúl Castro è coinvolto nelle prime fasi di un possibile dialogo con gli Stati Uniti. Le trattative sono lente e si collocano in un contesto di blocco petrolifero, blackout ripetuti e allarmi umanitari internazionali.