Quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi sull'Iran il 28 febbraio, Gaza si è risvegliata con una crescente sensazione di pericolo. L'escalation regionale è giunta in un contesto già segnato da anni di conflitto, con una popolazione stanca e nuove incertezze su aiuti, sanità e quotidianità. La prospettiva di un conflitto improvvisamente più vasto ha dato il tono a una crisi umanitaria che perdura da oltre due anni.
Valichi e aiuti sotto pressione
Israele ha stretto ulteriormente il controllo sui valichi di Gaza, ulteriormente limitando il flusso di aiuti umanitari. Nel primo giorno della campagna contro l'Iran, i valichi sono stati chiusi, interrompendo i camion che trasportavano forniture essenziali e ostacolando i viaggi di pazienti verso trattamenti all'estero. Dopo alcuni giorni, Kerem Shalom è stato temporaneamente riaperto a un numero limitato di camion, ma il volume complessivo degli aiuti restava molto al di sotto dei circa 600 camion al giorno necessari per soddisfare le esigenze del territorio. Il carburante e le macchine pesanti per la rimozione delle macerie e la ricostruzione restavano fortemente limitati, rallentando gli sforzi di ripresa.
Prezzi in ascesa e pressione sul sistema sanitario
Economisti e agenzie umanitarie hanno rilevato che la combinazione di minori attraversamenti e di importazioni ridotte ha spinto i prezzi al rialzo e ha aggredito la capacità delle organizzazioni internazionali di distribuire aiuti. Alcuni beni di prima necessità per le famiglie, come cibo e prodotti per la pulizia, sono aumentati in modo significativo. L'UNICEF ha evidenziato queste nuove punte, osservando che gli aumenti potrebbero raggiungere il 200-300 percento in alcuni casi. Gli ospedali hanno affrontato carenze di carburante e medicine, limitando i servizi in un momento di estrema necessità. Il quadro umanitario sta peggiorando rapidamente, secondo gli osservatori umanitari.
Violazioni del cessate il fuoco e crescenti vittime
Anche se un cessate il fuoco proclamato dall'ottobre resta in vigore nella forma, attacchi aerei israeliani e bombardamenti continuano in diverse zone di Gaza. Fonti mediche hanno riferito morti e feriti nella Città di Gaza e nel campo di Nuseirat, con il ministero della salute di Gaza che segnala centinaia di decessi e migliaia di feriti dall'inizio del cessate il fuoco. Analisti avvertono che l'attenzione internazionale turbata ha dato a Israele più spazio per condurre operazioni limitate senza innescare una forte reazione globale.
Il vuoto politico di Gaza e il piano di ricostruzione arenato
Gli osservatori sottolineano che il vuoto politico di Gaza è approfondito dal blocco israeliano al lavoro di un'amministrazione civile incaricata di supervisione della governance, degli ingressi di aiuti e della ricostruzione. Il valico di Rafah è stato chiuso da dieci giorni consecutivi, complicando la capacità dell'amministrazione di soddisfare il mandato. Il cessate il fuoco delinea un piano in tre fasi per fermare i combattimenti, liberare i prigionieri e preparare al ritiro e alla ricostruzione, ma la seconda fase, inizialmente prevista per gennaio 2026, è stata bloccata a causa di dispute su governance e disarmo.
Cosa significano i ritardi per la vita quotidiana e le prospettive future
Economisti e analisti politici sostengono che Israele stia sfruttando la guerra regionale per mantenere fragile la situazione di Gaza e posticipare i progressi politici. Puntano alle continue restrizioni su beni e servizi e al più ampio modello di controllo su attraversamenti e governance che tiene la ricostruzione lontana. Con circa il 60 percento di Gaza sotto controllo israeliano, gli osservatori avvertono che il territorio corre il rischio di rimanere in uno stato di crescente instabilità a meno che non si verifichino cambiamenti sostanziali. La realtà sul terreno è un'emergenza umanitaria gestita anziché risolta.