Un riscaldamento molto da Chovy
Quando sono entrato nella stanza dell’intervista, Jeong "Chovy" Ji-hoon di Gen.G era già in piena fase pre-partita: jumping jack, sangue in circolo, zero teatralità. Un avvio quasi perfetto per uno dei giocatori più metodici e costanti del circuito, anche se la sua idea di motivazione è decisamente meno romantica di quanto piaccia ai comunicati stampa.
Chovy non dice di inseguire una grande spinta interiore o una fame insaziabile. La sua risposta è molto più diretta, e per questo anche un po’ spiazzante.
"Non ho una motivazione specifica che mi tenga acceso. È semplicemente quello che devo fare, e faccio quello che devo fare."
L’ha detto alla vigilia di First Stand 2026 in Brasile, mentre Gen.G arrivava all’evento forte di un altro trofeo, l’LCK Cup 2026, conquistato con il roster rimasto intatto rispetto all’anno precedente. E sì, la chimica si è vista subito. Che sorpresa, quando una squadra non cambia mezza rosa ogni due mesi.
Dopo Worlds 2025, meno peso sulle spalle
Il vero punto di svolta, però, è arrivato dopo Worlds 2025. Ripensando all’eliminazione nei playoff, Chovy ha ammesso che la pressione stava diventando un fattore reale, soprattutto per una squadra che continua a dominare in Corea e a raccogliere risultati importanti anche a livello internazionale, ma resta ancora senza il trofeo mondiale.
"Guardandoci indietro, credo di aver sentito molta pressione in quel periodo."
Invece di provare a spingere ancora di più contro quel peso, ha scelto una strada più semplice da dire che da fare: lasciarlo andare.
"Per non sentire pressione e fardello, ho capito che dovevo lasciar andare tutti i pesi e l’ossessione, o una certa fissazione. Ho capito che dovevo liberarmene, svuotare la testa."
Il risultato, secondo lui, è un approccio più leggero e più lucido. Niente ossessione continua per il risultato, niente testa piena di aspettative altrui, che si tratti di tifosi o detrattori.
"Di recente, invece di sentire la pressione, ho voluto concentrarmi sul liberare la mente e adottare un atteggiamento più leggero. Penso che mi stia facendo bene."
Per Chovy, il lavoro mentale non è un contorno. È parte del modo in cui oggi affronta le partite, e anche del motivo per cui Gen.G ha iniziato la stagione internazionale con una faccia così convinta.
In solo queue, al First Stand 2026, ha anche usato il nickname "Gunz", un omaggio a uno dei suoi giochi preferiti. Un titolo, a suo dire, in cui "i deboli non possono sopravvivere". Un pensiero delicato, come sempre.
Il mid lane oggi conta in modo diverso
Da veterano della corsia centrale, uno che ha affrontato e persino battuto leggende come Faker in lane, Chovy ha ormai una lettura molto più matura del ruolo. E questa lettura parte da una constatazione semplice: il mid lane non è più automaticamente il centro gravitazionale del gioco.
Secondo lui, il meta recente ha spostato molta più influenza verso jungle e bot lane.
"Di recente, credo che bot lane e jungle abbiano più influenza su tutta la mappa."
Questo non significa che il mid sia diventato irrilevante. Significa, più banalmente, che oggi il suo valore sta soprattutto nel creare priorità, muovere per primo e aiutare il resto della squadra a trasformare quei piccoli vantaggi iniziali in qualcosa di più grande.
"Direi che il mid lane è piuttosto una posizione in cui devi ottenere priorità per aiutare bot lane o jungle, mantenere lo snowball e guidare la squadra verso la vittoria in base agli snowball che crei."
In altre parole: meno spettacolo solitario, più lavoro di sistema. Un classico del LoL moderno, che ha la grazia di cambiare tutto e nello stesso tempo rendere tutto più complicato.
Fearless Draft premia la profondità, e Chovy lo sa
Sul fronte del draft, Chovy vede un cambiamento altrettanto importante. Con il Fearless Draft, i team non possono ripetere all’infinito le stesse scelte nel corso di una serie, e questo costringe i giocatori ad avere pool di campioni più profondi e più adattabili.
"Bisogna considerare molte più situazioni diverse... ai giocatori viene richiesto un champion pool più profondo."
Per lui, questa direzione favorisce chi ha già costruito una vasta padronanza di campioni e non si appoggia solo su poche comfort pick. E Chovy non nasconde di considerarsi ben attrezzato per questo tipo di scenario.
"Posso dire che i miei punti di forza sono più numerosi delle debolezze, quindi penso che possiamo sfruttare bene questa situazione."
La sua fiducia non nasce dal caso. È il risultato di anni passati a costruire uno dei champion pool più ampi e completi del pro play. In un formato che premia preparazione e flessibilità, questa versatilità pesa eccome.
Ma il punto più interessante, per Chovy, è che questi cambiamenti non influenzano solo il suo comfort personale. Stanno anche riducendo il divario tra le regioni.
"Direi che il divario regionale si sta chiudendo... ormai conta di più il lavoro di squadra e la strategia che la sola lane."
Per molto tempo la Corea ha costruito il proprio dominio proprio sulla precisione in lane e sulla capacità di accumulare vantaggi presto. Oggi, però, i patch più recenti hanno limato la quantità di vantaggio che si può creare da soli nella fase di corsia.
"Dopo tanti patch, non ci sono più tanti punti da costruire solo attraverso la fase di lane. In passato dal gap in lane si poteva ricavare molto di più, mentre oggi molto meno. Conta di più il team play e la strategia."
Il risultato è un ambiente in cui coordinazione, rotazioni e decision-making collettivo pesano molto più di prima. E, secondo Chovy, le squadre delle altre regioni stanno sfruttando bene proprio questo aspetto.
"Ho visto molte squadre di altre regioni sfruttare bene questo punto nel loro gioco di squadra."
First Stand non è Worlds, e Chovy non vuole confonderli
Nonostante l’impegno internazionale, Chovy non considera First Stand come un tassello narrativo che conduce a Worlds. Per lui, ogni torneo resta un blocco a sé.
"Non vedo un grande legame tra First Stand e Worlds... First Stand è, appunto, First Stand."
La sua priorità è fare bene nell’evento che ha davanti, senza trasformarlo in una tappa obbligata di qualche grande destino sportivo.
"Voglio far bene a First Stand perché è quello che devo fare... ed è quello che dovrei fare come giocatore."
È una visione coerente con il Chovy di oggi: niente ossessione per le trame a lungo termine, niente pressione aggiuntiva per inseguire scenari già scritti da altri. Solo il presente, una partita alla volta.
Gen.G ha dominato gran parte del torneo e ha superato avversari di peso in tempi rapidi, prima di fermarsi contro G2 Esports in semifinale e tornare in Corea. Il traguardo finale resta ancora lì, a distanza di sicurezza, come spesso accade quando si parla del titolo mondiale.
Per Chovy, però, la bussola sembra più chiara che mai: restare lucido oggi, per provare a costruire domani quel Worlds che manca ancora al suo palmarès e che, francamente, sembra in debito con lui da un pezzo.