Un alto funzionario della Casa Bianca, parlando sotto anonimato, ha detto che "in quattro giorni i video che abbiamo pubblicato hanno totalizzato oltre 3 miliardi di impression". Numeri che, secondo l'amministrazione, superano qualsiasi sforzo fatto nel secondo mandato.

La strategia: comunicazione di guerra pensata per il feed

La tattica è quella del "both/and", cioè usare ogni canale disponibile e adattare i messaggi ai diversi pubblici. Un piccolo gruppo di comunicatori molto attivi online ha realizzato più di mezza dozzina di video pensati per i social, simili ai contenuti che circolano nelle chat private e nelle piattaforme corte e veloci.

Esempi pratici

  • Montaggi con grandi placcaggi della NFL etichettati come "Touchdown".
  • Clip in stile TikTok con fuoricampo della MLB e riferimenti a videogiochi come Grand Theft Auto.
  • Spezzoni di film famosi, tra cui "Iron Man", "Top Gun" e "Gladiator".
  • Un video particolare mostra il campione di bowling Pete Weber che segna uno strike con birilli generati al computer che rappresentano l'apparato militare iraniano, il tutto su una colonna sonora classica del rock.

Secondo i funzionari coinvolti, l'obiettivo è catturare l'attenzione di un pubblico giovane, che è più presente su queste piattaforme. "I sondaggi mostrano che molti giovani in realtà supportano in qualche misura questa guerra e il nostro obiettivo è consegnare contenuti a loro", ha detto un altro funzionario della Casa Bianca coinvolto nei video. "Non stiamo mancando di rispetto alle truppe. Al contrario, mettiamo in evidenza il lavoro eroico che fanno, e lo facciamo in modo che il pubblico resti coinvolto."

Le reazioni di ex ufficiali e critici

Ex comandanti e osservatori militari hanno reagito con scetticismo e preoccupazione. L'ex capo del Central Command, Joe Votel, ha detto che la prestazione dei militari non ha bisogno di essere abbellita con riferimenti hollywoodiani o ai videogiochi. Per lui, le forze rappresentano già bene il paese.

Il generale in pensione Ben Hodges ha definito il materiale "scollegato dalla realtà" e ha osservato che gli alleati potrebbero restare perplessi, chiedendosi cosa stia succedendo e se l'amministrazione stia davvero prendendo la situazione sul serio.

Tom Ricks, storico militare e giornalista, ha descritto l'approccio come "insolito e senza precedenti" e ha criticato quella che chiama una miscela di incompetenza e arroganza.

Critiche sul tono e sui messaggi

  • Alcuni video e dichiarazioni pubbliche adottano un tono bombastico che ricorda messaggi politici progettati per creare reazioni forti e molte visualizzazioni.
  • Dal Pentagono sono arrivate espressioni dure contro critici e avversari, compresi termini che hanno suscitato preoccupazione su potenziali implicazioni legali e etiche per le regole d'ingaggio.
  • Pete Hegseth, tra i volti più noti della comunicazione di guerra dell'amministrazione, ha usato frasi molto aggressive che alcuni osservatori interpretano come inappropriate per i comandi militari.

La dimensione politica e i numeri

Alcuni analisti vedono questa strategia come una continuazione delle tecniche impiegate durante la campagna politica del 2024: contenuti studiati per generare rabbia e molte visualizzazioni, senza curarsi se l'engagement sia positivo o negativo.

I sondaggi recenti non sembrano però confermare che la tattica stia consolidando il consenso. Un sondaggio YouGov ha rilevato che il 56 percento degli americani e il 63 percento degli elettori indipendenti disapprovano la gestione della questione iraniana da parte del presidente.

Nel segmento dei giovani uomini, che l'amministrazione spera di riconquistare, i dati mostrano segnali di raffreddamento. Un sondaggio Reuters/Ipsos ha trovato che il 33 percento degli uomini tra 18 e 29 anni approva l'operato del presidente, in calo rispetto al 43 percento dell'anno precedente. Anche voci popolari tra i giovani, come note personalità del podcasting, hanno definito la scelta della guerra come "pazzesca" e hanno detto che molti ascoltatori si sentono traditi.

Un pubblico specifico e il rischio di ritorno di immagine

Critici politici sottolineano che la strategia sembra rivolta soprattutto alla base più giovane e molto attiva online, descritta come una nicchia che tratta la guerra con una leggerezza che ricorda i videogiochi. Per alcuni osservatori, questo approccio rischia di allontanare non solo gli indecisi ma anche gli stessi militari, che non sembrano condividere e rilanciare questo tipo di contenuti.

In sintesi, la Casa Bianca ha messo in campo strumenti nuovi per provare a comunicare una guerra in tempo reale. I numeri di engagement sono elevati, ma rimangono dubbi seri sulla capacità di questi messaggi di costruire consenso reale o di rispettare la gravità della situazione.

Questa ricostruzione è basata su interviste e analisi pubbliche.