Questo mondo è davvero strano

C’è una scena che fino a pochi anni fa sarebbe stata fantascienza pura: un capo di stato costretto a girare un video per dimostrare di essere vivo, mentre internet analizza ogni singolo frame cercando errori come se fosse un bug di un videogioco. Il protagonista è Benjamin Netanyahu, e tutto parte da una cosa apparentemente ridicola: un video in cui sembra avere sei dita. Basta questo. Sei dita. Ed esplode la teoria: è morto, è stato sostituito da un deepfake. Il motivo è semplice: le AI storicamente fanno casino con le mani, quindi boom, cervello spento, conclusione immediata. Non serve altro.

Arrivano i fact-checker, fanno il loro lavoro, spiegano che è probabilmente un effetto di compressione video, luce, distorsione. Fine. Caso chiuso. O almeno, dovrebbe esserlo.

E invece no.

“Un bel caffettino e risolvo tutto”

Perché Netanyahu risponde. Si mette davanti a una camera, tranquillo, seduto in un bar, beve un caffè e praticamente dice: “guardate, sono vivo, contate pure le dita se volete”. Una roba che già di per sé è surreale. Ma la parte veramente assurda arriva dopo. La gente guarda quel video e la sentenza dice: fake.

Non “forse”. Non “strano”. Fake. Perché il caffè non sembra diminuire nel modo giusto, perché un anello sembra fondersi nella pelle, perché il modo in cui tiene la tazza “non è naturale”. Capisci il livello? Non stiamo più discutendo se un video è falso. Stiamo discutendo se un essere umano esiste davvero guardando come beve un caffè.

Ed è qui che la storia smette di essere su Netanyahu e diventa su di noi. Perché il problema non è il deepfake. Il problema è che ormai non esiste più un punto fermo. Prima funzionava così: vedevi un video e lo consideravi reale finché qualcuno non dimostrava il contrario. Ora è l’opposto: vedi qualcosa e parti dal presupposto che sia falso, e anche quando qualcuno prova a dimostrarti che è vero, continui a dubitare. Il punto non è che la tecnologia è diventata troppo avanzata. Il punto è che ha distrutto il rapporto di fiducia con la realtà. Non serve più creare un video falso perfetto. Basta insinuare che potrebbe esserlo. È molto più facile, molto più veloce, molto più efficace.

Testacoda cognitivo

E quindi succede questa cosa grottesca: un video reale viene trattato come un deepfake, mentre un deepfake ben fatto potrebbe passare per reale. Non è più una questione tecnica. È una questione psicologica. La verità non è più qualcosa che si dimostra. È qualcosa che si percepisce. E se abbastanza persone percepiscono che una cosa è falsa, quella cosa diventa falsa anche se non lo è.

Questa è la vera bomba. Non l’AI che crea contenuti. Ma l’AI che ha reso possibile dubitare di tutto. Hai una prova scomoda? Deepfake. Hai una dichiarazione che non ti piace? AI. Hai qualcosa di reale che ti crea disagio? “Non mi convince”. Netanyahu che beve un caffè in un bar diventa un caso globale non perché ci sia davvero un complotto, ma perché ormai siamo entrati in una fase in cui la realtà è negoziabile. E quando la realtà diventa negoziabile, non hai più bisogno di manipolarla. Basta metterla in dubbio.

Non siamo entrati nell’era dei deepfake. Siamo entrati nell’era in cui guardi una persona viva e ti chiedi se esiste davvero. E la cosa più inquietante è che, a questo punto, non c’è più una risposta che metta tutti d’accordo. Tu cosa pensi?