«Ve lo dico subito, Alcaraz a Miami ha perso male». Adriano Panatta non ha girato intorno alla questione e ha commentato senza filtri la sconfitta del numero uno al mondo contro Sebastian Korda, dopo la recente eliminazione a Indian Wells per mano di Daniil Medvedev.
Secondo Panatta, Korda ha vinto con merito. Nei primi due set Alcaraz non gli è piaciuto per niente: sembrava quasi che non avesse voglia di essere in campo. Korda, ha detto Panatta, ha commesso qualche esitazione nel secondo set ma se non fosse stato così avrebbe potuto chiudere la partita con più facilità. Nel terzo set lo spagnolo è stato un po' più concreto, ma alla fine l'americano ha portato a casa la vittoria meritatamente.
Il commento sulla forma di Alcaraz
Panatta ha provato a spiegare perché un giocatore come Alcaraz può calare: «Oggi i tornei si giocano con un carico fisico enorme. Si gioca spesso e in modo molto intenso, si spinge molto sul fisico e così ci si stanca di più e aumentano i rischi di infortuni. Mantenere il livello massimo per tutta la stagione è praticamente impossibile».
I paragoni azzardati
Il commento è arrivato anche con una battuta sullo stato d'animo: Panatta ha paragonato il comportamento di Alcaraz a quello di Leao a Miami, definendolo svogliato e privo della giusta grinta nei momenti decisivi.
Cosa significa per Sinner e per i giovani
Panatta ha poi allargato il discorso al valore competitivo del circuito attuale: «Sinner e Alcaraz danno stimoli continui, ma alle loro spalle c'è un gruppo di giovani che vuole prendersi il loro posto». Tra i nomi citati ci sono italiani come Lorenzo Musetti e Gianluca Cobolli, giocatori che possono mettere pressione ai top.
Riguardo al percorso di Jannik a Miami, Panatta è stato chiaro: «Senza Alcaraz il cammino per Sinner potrebbe essere più agevole. Vincere il Sunshine Double per lui adesso potrebbe essere più facile, anche se nel tennis si può sempre perdere. Fatto sta che Jannik perde meno spesso rispetto ad Alcaraz».
In sintesi, per Panatta la stagione moderna è una maratona di alta intensità che finisce per consumare i giocatori, lasciando spazio a sorprese e cambi di gerarchie. E intanto il gruppo di giovani non aspetta: prova a insidiare chi oggi è in cima.