Netflix ha annunciato un nuovo aumento dei prezzi il 26 marzo 2026, il secondo in poco più di un anno, e molti iscritti stanno reagendo cancellando o sospendendo temporaneamente il servizio. Dopo la stretta sul password sharing del 2023 e con un mercato dello streaming sempre più affollato, la piattaforma continua ad adattare la propria strategia commerciale.
Il contesto: competizione e aumenti precedenti
Negli ultimi anni anche altri servizi come Disney+, Crunchyroll, HBO Max, Prime Video e Paramount+ hanno ritoccato i prezzi. Netflix resta il leader globale, con circa 325 milioni di abbonati, ma questo non lo mette al riparo dalle lamentele quando i costi salgono.
Il rialzo precedente era avvenuto a gennaio 2025: il piano standard senza pubblicità era passato da $15.49 a $17.99 al mese, un aumento di $2.50, mentre il piano con pubblicità aveva subito il suo primo incremento, da $6.99 a $7.99 al mese.
Cosa cambia con l'aumento di marzo 2026
- Standard con pubblicità da $7.99 a $8.99 al mese.
- Standard senza pubblicità da $17.99 a $19.99 al mese.
- Premium senza pubblicità da $24.99 a $26.99 al mese.
Anche il costo per aggiungere membri extra è aumentato di $1: ora costa $6.99 a persona al mese sui piani con pubblicità e $9.99 per i piani senza pubblicità. Le nuove tariffe si applicano sia ai clienti esistenti che ai nuovi abbonati, a partire dalla data dell'annuncio.
La reazione degli utenti
La risposta sui social e nei forum è stata rapida. Molti dichiarano di aver cancellato l'addebito automatico, altri adottano la strategia del "mese a spot": attivano l'abbonamento solo quando esce una serie che vogliono vedere, poi lo disattivano.
Alcuni utenti hanno puntato il dito sulla mancanza di contenuti percepita come sufficiente a giustificare gli aumenti. Molti chiedono più impegni su nuove serie o stagioni più veloci, o almeno qualche beneficio pratico, per esempio stream simultanei extra per lo stesso nucleo familiare.
Altri fanno paragoni con la televisione via cavo, temendo che l'insieme di più servizi in abbonamento porti a una spesa mensile simile a quella del passato, tra piani a pagamento e versioni con pubblicità.
C'è anche chi ritiene che Netflix sia già troppo grande per essere davvero toccata da una sola ondata di cancellazioni, ma molti rispondono che l'obiettivo non è affondare l'azienda, bensì non finanziare qualcosa che a loro giudizio offre meno valore.
Perché Netflix dice di aumentare i prezzi
Netflix motiva gli aumenti con la necessità di investire in contenuti, migliorare la piattaforma e far fronte ai maggiori costi di produzione. Già nel rialzo del 2025 l'azienda aveva citato la volontà di reinvestire nelle produzioni per offrire più valore agli abbonati. Nello stesso messaggio si è detto che variazioni possono dipendere anche da fattori locali, come tasse o inflazione.
Tra le critiche c'è anche il fatto che i rincari siano arrivati senza annunci chiari su nuovi investimenti concreti o su un aumento misurabile dell'offerta.
L'intervento di Tubi e la scena dei servizi gratuiti
Tra le risposte al rincaro, il servizio gratuito Tubi ha fatto notare con una battuta che il suo prezzo rimane "gratis". Tubi è infatti una piattaforma legale e supportata da pubblicità, quindi non richiede un canone mensile. Alcuni utenti hanno ricordato che lì si trovano titoli classici come Columbo e serie come Mr. Robot, sottolineando che opzioni valide esistono anche senza spendere di più.
Un ultimo appunto
Non tutti abbandonano Netflix: ci sono utenti che valutano ancora il servizio come il più conveniente per i contenuti che guardano. Tuttavia il dibattito rimane acceso: da una parte la volontà di Netflix di aumentare ricavi per investire, dall'altra la frustrazione di chi percepisce un rapporto qualità-prezzo in calo. In pratica, il settore dello streaming continua a evolvere e gli abbonati stanno rivedendo le proprie priorità di spesa.