Una vittoria utile, anche se Memphis era quasi un reparto ospedaliero

I Phoenix Suns hanno fatto il loro dovere lunedì 30 marzo, passando sul parquet dei Memphis Grizzlies per 131-105 davanti a 14.661 spettatori al FedExForum.

Sì, Memphis era senza 11 giocatori, a partire da Ja Morant. E sì, perdere contro una squadra ridotta così sarebbe stato un problema piuttosto difficile da spiegare con faccia seria. I Suns, ora sul 42-33, non potevano permetterselo. Con il successo hanno anche messo in cassaforte un record stagionale vincente.

Per tre quarti, però, la partita è rimasta più stretta del previsto. Phoenix aveva un vantaggio di appena due punti all’ingresso dell’ultimo periodo, trascinata da una tripla quasi assurda di Devin Booker, un tiro da lontanissimo con tabellone a chiudere il terzo quarto.

Booker, Jalen Green e Royce O’Neale avevano firmato il 72,5% dei punti dei Suns nei primi tre quarti. Booker ha chiuso con 36 punti in 26 minuti senza tirare un solo libero. Green ne ha messi 21, O’Neale 9. Senza quel contributo, il risultato avrebbe richiesto parecchia più fantasia.

Il quarto periodo cambia tutto

Coach Jordan Ott ha aperto il quarto con un quintetto di riserve: Collin Gillespie, Jordan Goodwin, Ryan Dunn, il rookie Rasheer Fleming e Oso Ighodaro. Nessun Green, nessun O’Neale, nessun Booker.

La scelta ha funzionato perché quella seconda unità ha alzato il livello difensivo in modo netto. Phoenix ha chiuso il quarto con un parziale di 40-16, limitando Memphis a 5 su 14 al tiro nell’ultimo periodo, con un misero 1 su 6 da tre.

I Suns hanno anche forzato sette palle perse nel quarto, trasformandole in nove punti.

La difesa ha fatto il grosso del lavoro, ma servivano comunque canestri. Ed è qui che Gillespie ha finalmente smesso di litigare con il ferro.

Gillespie rompe il digiuno

Il play dei Suns arrivava da una serata da incubo. Sabato, nella vittoria 134-109 contro Utah, aveva chiuso senza punti e con uno 0 su 8 da tre. A Memphis la storia sembrava voler ripetere la stessa puntata: altri otto errori consecutivi dall’arco, 0 su 10 complessivo attraverso tre quarti e ancora zero punti.

Nel frattempo, però, Gillespie stava comunque producendo: contro Utah aveva servito sette assist e preso tre rimbalzi, e contro Memphis era già a quota otto assist e quattro rimbalzi prima dell’ultimo periodo.

Poi è arrivato il canestro che ha sbloccato tutto. Dopo una palla recuperata da Goodwin e una transizione rapida, Gillespie si è piazzato nell’angolo, ha ricevuto e ha finalmente segnato da tre.

La panchina dei Suns si è alzata di scatto. Gillespie ha guardato verso l’alto con le braccia aperte, come chi ha appena smesso di chiedersi se il pallone avesse preso residenza sul ferro. Phoenix era avanti di sette, timeout Memphis, 9:46 da giocare.

Da lì in poi, il play non si è più fermato: ha infilato altre due triple, chiudendo con 11 punti, 10 assist e 5 rimbalzi. Prima ancora aveva guadagnato un fallo in attacco su Taylor Hendricks all’inizio del quarto, contribuendo a impostare il tono difensivo che i Suns hanno mantenuto fino alla fine.

La panchina resta in campo e chiude i conti

Phoenix ha tirato con il 60,7% dal campo nell’ultimo quarto. Dunn ha preso sei rimbalzi nel periodo, mentre Ighodaro ha aggiunto tre rimbalzi e due assist.

Goodwin e Fleming hanno segnato due triple consecutive. Fleming ha poi chiuso un assist di Ighodaro con una schiacciata che ha portato il vantaggio sul 110-95 a 6:30 dalla sirena. Fine dei lavori.

Ott aveva preso in considerazione dei cambi, ma quel quintetto ha rimesso la partita in carreggiata così bene che il coach ha deciso di non toccare nulla. Memphis non è mai tornata sotto i 13 punti.

Booker, Green e O’Neale sono rimasti comodamente seduti per il resto della gara. Una buona notizia, visto che la squadra era nel pieno di un back-to-back e aveva bisogno di energia per il resto del viaggio.

E, già che ci siamo, i Suns hanno anche visto Gillespie rompere una mini crisi al tiro. Con 223 triple segnate, ora gliene mancano quattro per battere il record stagionale di franchigia. Il primato appartiene a Quentin Richardson, che ne mise 226 nel 2004-05.

Brooks verso il rientro e corsa playoff ancora aperta

Secondo fonti di lega, Dillon Brooks è atteso al ritorno dopo aver saltato 18 partite consecutive per una frattura alla mano sinistra. La sua assenza non ha impedito ai Suns di vincere 9 delle 18 gare senza di lui, ma il suo rientro è un passo importante verso la versione più completa del roster.

Anche Grayson Allen era previsto in campo contro Orlando, dopo aver saltato la gara di Memphis per la gestione di un fastidio al ginocchio sinistro.

Phoenix spera inoltre di riavere presto Mark Williams durante il viaggio in trasferta. I Suns chiuderanno il passaggio a est con la sfida del 2 aprile contro gli Charlotte Hornets, ex squadra di Williams, e poi con quella del 5 aprile contro i Chicago Bulls.

Williams aveva saltato il primo incrocio con Phoenix per un problema al piede, ma i Suns hanno creduto nel suo recupero dopo tre stagioni segnate dagli infortuni a Charlotte. Quest’anno ha già giocato 56 partite, il massimo in carriera.

La classifica del West non concede pause

I Suns sono settimi a Ovest. Recuperare i Houston Rockets, quarti con 45-29, appare improbabile. Più urgente è evitare di farsi risucchiare dai Los Angeles Clippers, ottavi a 39-36.

Phoenix è staccata di 3,5 gare da Houston, che però ha il vantaggio negli scontri diretti, 3-0, con un ultimo incrocio in programma il 7 aprile nella partita del ritorno di Kevin Durant.

Le prime sei di ogni conference accedono direttamente ai playoff. Le squadre dal settimo al decimo posto passano invece dal play-in per decidere gli ultimi due posti.

I Clippers inseguono i Suns a tre gare di distanza, ma hanno davanti un calendario residuo più morbido, il 15esimo più difficile della lega. Phoenix, invece, ha il quinto calendario più impegnativo e cinque delle ultime sette avversarie sono tra le prime 10 della conference.

Il primo di questi test è il peggiore possibile: gli Oklahoma City Thunder, campioni NBA in carica e migliori record della lega con 60-16.

L’ultima partita con i Lakers può pesare parecchio

C’è poi il tema tiebreaker, perché la classifica dell’Ovest ama complicarsi la vita proprio quando non servirebbe.

I Suns affronteranno anche i Los Angeles Lakers, che sono a 49-26, in una partita che può diventare decisiva per gli spareggi di classifica. Phoenix chiuderà la regular season in trasferta proprio contro Lakers e Thunder.

Contro i Clippers, la serie stagionale è finita 2-2. Il successivo criterio di spareggio tra le due squadre della Pacific Division è il record di divisione.

Ricordate la partita del 14 dicembre a Phoenix contro i Lakers? Entrambe le squadre arrivavano da una sconfitta nei quarti dell’NBA Cup. La lega ha quindi aggiunto un quinto confronto tra le due, invece dei soliti quattro tra avversarie di divisione.

Questo significa che i Suns avranno una gara di divisione in più rispetto ai Clippers. Se Phoenix batterà i Lakers, salirà a 11-6 nel record di divisione.

A quel punto, anche vincendo le ultime due gare di divisione, i Clippers potrebbero al massimo chiudere 10-6 contro le squadre della Pacific. I Suns avrebbero quindi la miglior percentuale e, con questo scenario, ospiterebbero i Clippers nel play-in per il settimo posto.

E anche in caso di sconfitta, Phoenix avrebbe comunque la chance di giocarsi l’ottava testa di serie in casa contro la vincente tra Portland Trail Blazers e Warriors.