Una foto che ha acceso la fantasia online
Una fotografia scattata dall’astronauta della NASA Don Pettit è diventata virale dopo aver convinto alcuni utenti dei social di trovarsi davanti a una creatura extraterrestre. In effetti, l’immagine non aiuta molto: si vede un oggetto viola, a forma di uovo, con quelle che sembrano “tentacoli” che spuntano da un’estremità. Insomma, il genere di cosa che su internet viene classificata in fretta come “problema cosmico”.
Pettit, che viaggia nello spazio da quasi 25 anni, ha accumulato un archivio notevole di fotografie spaziali, tra cui immagini di comete e dell’aurora di ottobre 2024. Questa volta, però, il suo scatto dalla Stazione Spaziale Internazionale ha generato reazioni ben meno poetiche. Un utente su Instagram ha scritto: “Distruggetelo, subito! E non tornate mai più sulla Terra!”. Un altro, su Reddit, ha commentato: “Ho già visto questo film. È un uovo alieno”.
La spiegazione: è una patata
La verità, prevedibilmente meno apocalittica, è che l’“alieno” è in realtà una normale patata soprannominata Spudnik-1. I “tentacoli” sono semplicemente i germogli, cresciuti in più direzioni a causa dell’assenza di gravità.
Nella didascalia del post, Pettit ha spiegato che coltivare patate in questo modo faceva parte delle sue attività nel tempo libero. Ha anche chiarito che la macchia grigia visibile sul lato del tubero era “un pezzo di Velcro a uncino per ancorarlo nel mio terrario improvvisato con luce di crescita”.
Pettit ha aggiunto che le patate sono tra le piante più efficienti per rapporto tra nutrizione commestibile e massa totale della pianta, comprese le radici. Ha citato anche Andy Weir e The Martian, osservando che le patate avranno un ruolo nelle future esplorazioni spaziali. Per lui, quindi, valeva la pena cominciare subito.
Un promemoria utile: nello spazio cresce anche la fantasia
La foto ha fatto il suo lavoro: attirare attenzione, far discutere e ricordare che, online, un tubero può facilmente ricevere il trattamento riservato a un visitatore cosmico. La realtà, come spesso accade, è meno drammatica. Ma anche molto più nutriente.