Carlo Nordio ha parlato chiaro dopo il referendum: la riforma «porta il mio nome» e lui si assume la responsabilità politica. Detto questo, il ministro non nasconde preoccupazione per quello che definisce il vero vincitore del voto: l'Associazione Nazionale Magistrati.

Secondo Nordio l'Anm esce rafforzata

Nel suo ragionamento, la decisione popolare aumenta il peso contrattuale dell'Anm e trasforma l'associazione in un soggetto politico anomalo che può opporsi ai governi. Nordio prevede tensioni dentro la coalizione, con membri che si contenderanno la paternità della battaglia e dovranno fare i conti con la forza politica della magistratura associata.

Una critica senza drammi

Il ministro ha ammesso che ci sono stati problemi nella comunicazione della riforma e che anche le sue scelte contribuiscono alla responsabilità complessiva. Tuttavia ha respinto l'idea che la posizione del capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, sia in discussione: la risposta alla domanda è stata un netto «no, assolutamente».

Equilibrio alle critiche interne

Nordio ha spiegato che le osservazioni arrivate sia dal suo ministero sia da altri esponenti della coalizione si bilanciano a vicenda. Per questo, dice, l'ondata di polemiche interne non dovrebbe aver cambiato l'esito politico in modo decisivo.

Niente ritorsioni dalla magistratura, dice Nordio

Da ex magistrato, Nordio ha escluso categoricamente che la magistratura possa usare strumenti tecnici come informazioni di garanzia o atti giudiziari per vendicare i risultati del referendum. Ripetendo la sua fiducia nei colleghi, ha definito irrealistica l'ipotesi di uno strumentalizzare il potere giudiziario contro gli sconfitti.

La vicenda Delmastro

Riguardo al sottosegretario Delmastro, il ministro si è detto certo che la situazione sarà chiarita. Ha utilizzato un'immagine semplice per dire che non si possono pretendere documenti a ogni persona con cui si cena e ha ricordato di aver stretto molte mani durante la campagna referendaria. Pur criticando alcuni eccessi comunicativi di Delmastro, Nordio ha escluso che possa esserci contiguità o simpatie mafiose: lo descrive come una persona più decisa e si definisce lui stesso più garantista.

Sondaggi, affluenza e rapporti nel governo

Secondo Nordio i sondaggi hanno sbagliato: c'era l'aspettativa che un'affluenza maggiore avrebbe favorito i «sì», ma è successo il contrario. Per questo parte delle energie della campagna sono state spese per mobilitare gli elettori. Sul fronte delle relazioni politiche, ha detto di non essersi sentito con la premier ma di aver concordato la linea con colleghi di partito.

Ammissione di errori e frase contestata

Il ministro ha ammesso di aver commesso errori, soprattutto nella comunicazione. Ha però precisato che la frase più contestata, quella riferita al cosiddetto «sistema mafioso», non è mai stata una sua affermazione spontanea. Secondo Nordio si trattava della citazione di una dichiarazione di un pubblico ministero, ma l'attribuzione a lui ha scatenato le polemiche nonostante smentite molto forti.

Detto in parole semplici: Nordio prende la responsabilità politica della riforma, avverte che l'Anm uscirà rafforzata, respinge l'idea di ritorsioni giudiziarie e ammette errori di comunicazione, confidando che questioni come quella su Delmastro verranno chiarite.