Cosa sta succedendo

Il presidente Donald Trump ha intensificato la pressione in Medio Oriente e ha lanciato un duro attacco verbale contro gli alleati della NATO, colpevoli secondo lui di non aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz. Su Truth ha definito la NATO "CODARDA" e una "tigre di carta", accusando i partner di lamentarsi per il caro petrolio ma di non voler partecipare alle operazioni per riaprire il passaggio marittimo.

Azioni militari in corso

La Casa Bianca e il Pentagono stanno rafforzando la presenza militare nel Golfo. Secondo funzionari citati dai media americani, il Dipartimento della Difesa ha ordinato l'invio di altre tre navi da guerra e l'imbarco di circa 2.200-2.500 marines del gruppo anfibio di pronto intervento della USS Boxer e della 11ma unità di spedizione.

Si tratta del secondo importante dispiegamento nell'ultima settimana: prima era stata inviata in zona la USS Tripoli, di stanza in Giappone.

Obiettivi e rischi

L'amministrazione valuta anche opzioni più rischiose, tra cui l'occupazione o il sequestro dell'isola di Kharg, che funge da terminale per circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Un'operazione del genere richiederebbe truppe di terra e comporterebbe rischi significativi.

Nel frattempo aerei da combattimento ed elicotteri Apache hanno intensificato azioni contro droni e navi iraniane nel tentativo di riaprire lo Stretto. Gli esperti stimano che potrebbero volerci settimane per neutralizzare le difese iraniane, che includono mine, missili e droni armati.

Quali mezzi sono stati dispiegati

  • Tre navi da guerra aggiuntive inviate dalla Difesa americana.
  • Circa 2.200-2.500 marines del gruppo anfibio della USS Boxer e della 11ma unità di spedizione.
  • Precedente invio della USS Tripoli.
  • Uso intensificato di aerei e elicotteri Apache per contrastare droni e navi iraniane.

Reazioni degli alleati

Le parole di Trump hanno suscitato risposte tra i partner. Il ministro della Difesa italiano ha detto che non percepisce atti di codardia e ha definito l'atteggiamento di molti alleati come un supporto agli Stati Uniti nell'affrontare la complessità della situazione a Hormuz.

Intanto la NATO ha temporaneamente ridotto la sua presenza in Iraq; anche il contingente italiano a Baghdad è stato evacuato, pur mantenendo personale incaricato della protezione dell'ambasciata. La Gran Bretagna ha autorizzato l'uso delle proprie basi da parte degli Stati Uniti per attacchi mirati contro obiettivi iraniani che minacciano lo Stretto.

Impatto politico interno

Il conflitto sta diventando un banco di prova per l'amministrazione. All'interno della maggioranza si registrano tensioni: il vicepresidente JD Vance si è detto contrario a un coinvolgimento maggiore e teme le conseguenze politiche, soprattutto in vista di possibili ambizioni per la presidenza nel 2028. Tra gli elettori e nei circoli Maga crescono i malumori, anche per la percezione che obiettivi divergenti con Israele abbiano complicato la situazione.

Gli effetti economici non sono trascurabili: il blocco dello Stretto spinge al rialzo i prezzi del petrolio e mette pressione sui mercati, alimentando il rischio di rallentamento economico globale.

Diplomazia e possibili scenari

Secondo fonti non ufficiali, Vladimir Putin avrebbe offerto un'intesa alla Casa Bianca: ridurre il flusso di intelligence all'Iran in cambio di una contropartita simile sulla situazione in Ucraina. Washington avrebbe rifiutato l'offerta.

La decisione che attende Trump è delicata: inviare truppe di terra in Iran comporterebbe il rischio di un conflitto prolungato e conseguenze internazionali e interne difficili da prevedere.

Cosa tenere d'occhio

  • Ulteriori ordini del Pentagono su dispiegamenti navali e anfibi.
  • Possibili operazioni contro Kharg o altre infrastrutture iraniane.
  • Reazioni politiche interne negli Stati Uniti e impatto sui sondaggi.
  • Andamento dei prezzi del petrolio e la risposta dei mercati finanziari.

La situazione resta fluida. Il mix di pressioni militari, accuse pubbliche e calcoli politici crea un contesto incerto in cui ogni mossa può avere significative ripercussioni internazionali ed economiche.