Bruxelles cerca soluzioni pratiche mentre i leader europei respingono l'idea di inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz, nonostante il rialzo del prezzo del petrolio e le pressioni dagli Stati Uniti.

Rifiuto chiaro, almeno per ora

I ministri degli Esteri dell'Unione Europea si sono incontrati a Bruxelles per affrontare l'aumento dei prezzi dell'energia dopo l'escalation della guerra iniziata il 28 febbraio tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il presidente americano ha chiesto agli alleati di contribuire a «liberare» lo Stretto di Hormuz, ma la risposta europea è stata per lo più negativa.

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha detto con chiarezza che Berlino non intende partecipare a operazioni militari nella regione. Anche la Grecia, per voce del portavoce Pavlos Marinakis, e l'Italia, rappresentata dal ministro Antonio Tajani, hanno escluso il loro coinvolgimento in missioni navali estese allo stretto.

Posizioni dei singoli paesi

  • Germania: nessuna partecipazione militare prevista; scetticismo sull'utilità di poche fregate europee in confronto alla Marina statunitense.
  • Grecia: non intende impegnarsi in operazioni militari nello Stretto.
  • Italia: non coinvolta in missioni navali estese alla zona.
  • Danimarca: apertura a valutare opzioni per garantire la libertà di navigazione, pur mantenendo prudenza politica.
  • Regno Unito: al lavoro su un piano collettivo per riaprire lo Stretto, ma ammette che non sarà facile.

Pressione dagli Stati Uniti e timori dell'UE

L'Alto Rappresentante per la politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha detto che i leader discuteranno quali contributi gli Stati membri sono disposti a offrire per riaprire la via di comunicazione. La chiusura dello Stretto ha spinto il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, una dinamica che secondo la Kallas avvantaggia indirettamente la Russia, dato il ruolo delle entrate energetiche nel finanziare il suo conflitto contro l'Ucraina.

Dal canto suo, il presidente americano ha avvertito che la mancata risposta delle alleanze, compresa la richiesta di un'imposizione navale, potrebbe avere conseguenze negative per il futuro della NATO. Alcuni leader europei però si dicono esclusi dal processo decisionale e non convinti di entrare in una fase militare.

L'ipotesi di espandere la missione Aspides

La Francia ha proposto di ampliarne la missione Aspides, un'operazione navale di dimensioni ridotte nata nel 2024 per proteggere il traffico commerciale dagli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso. Attualmente la missione comprende una nave italiana e una greca sotto comando diretto, con possibili rinforzi francesi e italiani.

Ma non tutti sono convinti. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha espresso perplessità: cosa può fare qualche fregata europea che la potente Marina Usa non potrebbe fare meglio? Pistorius ha inoltre escluso che la questione provocherà lo scioglimento dell'alleanza atlantica.

Cosa aspettarsi

In sintesi, l'UE vuole discutere opzioni pratiche per riaprire lo Stretto di Hormuz e ridurre l'impatto sui mercati energetici, ma la maggioranza dei Paesi evita per ora il coinvolgimento militare diretto. Le opzioni sul tavolo vanno da un aumento di patrugliamenti e missioni di scorta limitate a formule politiche e diplomatiche per la de-escalation della crisi.

La situazione resta fluida; l'attenzione ora è a Bruxelles e sui prossimi passi dei governi europei.