Beirut. Il clima politico in Libano è diventato ancora più teso dopo le parole del primo ministro Nawaf Salam: in un'intervista televisiva ha accusato i Guardiani della Rivoluzione iraniana, l'IRGC, di dirigere le operazioni di Hezbollah contro Israele e di essere coinvolti nel lancio di droni da territorio libanese verso Cipro.
Perché la presa di posizione conta
Queste accuse arrivano in un momento di forte attrito tra il governo libanese e il gruppo sciita. Le tensioni sono le più alte degli ultimi anni e la politica interna sembra spaccata tra chi vuole ricondurre Hezbollah sotto controllo e chi teme le conseguenze di uno scontro aperto.
Nel conflitto iniziato all'inizio di marzo, gli attacchi israeliani in Libano hanno causato oltre 1.000 morti e costretto almeno 1,2 milioni di persone a spostarsi, cioè più del 20 percento della popolazione. Human Rights Watch ha avvertito che il solo spostamento di massa potrebbe configurare un possibile crimine di guerra.
Le accuse di Salam e il ruolo attribuito all'IRGC
Salam ha detto che l'IRGC avrebbe "gestito l'operazione militare in Libano" e ha citato anche il lancio di un drone contro una base dell'aeronautica britannica a Cipro all'inizio del mese. Secondo il primo ministro, funzionari dell'IRGC sarebbero entrati in Libano con passaporti falsi.
Il primo marzo Hezbollah lanciò sei razzi oltreconfine, un'azione che il gruppo ha giustificato come risposta a quello che ha definito l'assassinio del leader supremo iraniano il 28 febbraio e come reazione a oltre un anno di azioni israeliane contro il Libano. Il colpo sorprese buona parte della scena politica libanese, perché Hezbollah aveva assicurato ai suoi alleati in governo che non sarebbe entrato apertamente nel conflitto.
Riorganizzazione e tattiche
Dopo il cessate il fuoco del novembre 2024, l'Iran inviò ufficiali dell'IRGC in Libano per un audit e una ristrutturazione, secondo reportage. La catena di comando di Hezbollah sarebbe stata riconfigurata da modelli gerarchici a cellule più piccole e autonome, una struttura simile a quella praticata dall'IRGC e talvolta chiamata difesa a mosaico.
- Alcuni analisti ritengono che l'attacco del 2 marzo sia stato eseguito dalla componente militare di Hezbollah, forse in coordinamento diretto con la Forza Quds, l'unità estera dell'IRGC.
- Fonti citate da osservatori sostengono che la leadership politica di Hezbollah potrebbe non essere stata del tutto informata prima dell'azione.
- Esperti come Nicholas Blanford hanno sintetizzato la percezione diffusa: l'IRGC stava "prendendo le decisioni" sul campo.
Le mosse del governo libanese e i limiti pratici
Il governo ha risposto vietando le attività militari di Hezbollah e chiedendo ad alcune persone legate all'IRGC di lasciare il paese. Inoltre il ministero degli Esteri ha dichiarato persona non grata l'ambasciatore iraniano, dandogli tempo fino a domenica per andarsene.
Ma sul terreno le misure hanno avuto un impatto limitato. Hezbollah continua le operazioni contro Israele, anche combattendo a sud del Libano. Analisti osservano che il governo ha pochi strumenti efficaci finché il conflitto non cessa.
Durante il periodo di cessate il fuoco tra novembre 2024 e i giorni successivi, l'esercito israeliano avrebbe violato il cessate il fuoco oltre 10.000 volte, secondo osservatori delle Nazioni Unite. Per gli esperti, una disarmamento graduale di Hezbollah era ragionevole nella fase di tregua, ma non è praticabile se gli attacchi continuano.
In parallelo, Israele ha annunciato la creazione di una cosiddetta "zona di sicurezza" nel sud del Libano fino al fiume Litani, a circa 30 chilometri dal confine israeliano, una scelta che complica ulteriormente la situazione sul terreno.
La retorica e le minacce di Hezbollah
Di fronte agli sforzi del governo di limitare le sue azioni, Hezbollah ha risposto con parole forti. Mahmoud Qamati, vice capo del consiglio politico di Hezbollah, ha paragonato il governo libanese a governi collaborazionisti del passato, un'affermazione molto criticata e poi definita mal interpretata dallo stesso Qamati.
Più dirette sono state le dichiarazioni di Wafiq Safa, fino a poco tempo fa a capo dell'unità di collegamento e coordinamento di Hezbollah, che ha avvertito il governo che verrà costretto a tornare sui suoi passi riguardo al divieto delle attività militari del partito dopo la fine della guerra, "qualunque sia il metodo".
Conclusione
La vicenda mette in luce una realtà complessa: i legami storici e operativi tra IRGC e Hezbollah sembrano profondi, e il governo libanese si trova con strumenti limitati per intervenire mentre il conflitto prosegue. Finché la guerra non si attenuerà, ogni tentativo di disarmo o normalizzazione incontrerà ostacoli significativi.