Se avete visto un video di Overwatch tra il 2014 e il 2021, è probabile che conosciate il volto di Jeff Kaplan: è stato la voce pubblica del gioco per anni. Poi, nel 2021, se n'è andato da Activision Blizzard. In una recente chiacchierata al podcast di Lex Fridman ha raccontato per la prima volta come e perché è successo, e la storia non è esattamente una fiaba aziendale.

La lega degli entusiasmi esagerati

Il problema è iniziato con la Overwatch League: una lega esport lanciata nel 2017 che è stata pubblicizzata come la nuova cosa più grande dopo il pane a fette. Secondo Kaplan, la lega è stata sovramarkettata agli investitori in modo quasi farsesco. Si è venduta l'idea che sarebbe stata più popolare della NFL, e che avrebbe generato montagne di soldi con eventi dal vivo, biglietti, merchandising e tutto il resto.

Peccato che l'idea non funzionasse nella pratica: come fai eventi dal vivo quando le squadre sono a Londra, Shanghai e altrove? Le vendite di merchandising sono andate bene ma non erano abbastanza per raggiungere le fantasiose proiezioni. In breve, la realtà ha fatto boom con un rumore di fondo del tipo "ehm... non proprio".

Da "facciamo roba bella" a "fateci fatturare"

Quando l'hype della lega è svanito, gli investitori hanno iniziato a guardare alla cosa più semplice da monetizzare: il gioco live. "Ehi, Overwatch ha fatturato mezzo miliardo l'anno scorso nel gioco dal vivo, cosa potete darci?" ha detto Kaplan riassumendo l'atteggiamento. Quel tipo di pressione è rimbalzata sul team di sviluppo e si è sommata alla fretta di lanciare Overwatch 2.

Il risultato è stato che le risorse dedicate alla cura del gioco live — eventi in-game, nuovi eroi, nuove mappe — sono state scalzate da obiettivi finanziari a breve termine. In pratica, meno amore per il gioco, più corsa al dollaro.

Il colloquio che ha cambiato tutto

Secondo Kaplan, il punto di rottura è arrivato durante un incontro con il direttore finanziario. Gli è stato fissato un obiettivo di fatturato per il 2020, con l'aspettativa che continuasse negli anni successivi. Se quegli obiettivi non fossero stati raggiunti, la conseguenza sarebbe stata il taglio di 1.000 persone, e la responsabilità di quella decisione sarebbe ricaduta su di lui. Kaplan ha definito quel momento "il più grande 'fuck you' della mia carriera" e ha raccontato che si è sentito come se fosse precipitato in una situazione surreale.

Quella pressione economica, combinata con la direzione strategica sbilanciata e la frustrazione per come il gioco veniva gestito, ha portato alla sua uscita dall'azienda nel 2021.

Cosa resta

La storia di Kaplan è un promemoria di come persino i progetti più amati possano essere spremuti fino al punto di rottura quando le aspettative finanziarie prendono il posto della cura del prodotto. Overwatch ha lasciato un marchio indelebile nel mondo dei videogiochi, ma secondo Kaplan la macchina aziendale ha finito per soffocare quel che di buono c'era.

Morale della favola: quando qualcuno ti promette la NFL, controlla prima la logistica dei voli e il piano merchandising. E se il CFO ti dice che sei responsabile di mille licenziamenti, forse è il momento di prendere il cappello e andare a casa.