La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito all'unanimità che Cox Communications non può essere considerata responsabile per le violazioni del diritto d'autore commesse dai suoi utenti. La decisione annulla di fatto la precedente sentenza che aveva condannato l'azienda a pagare circa 1 miliardo di dollari richiesta dalle principali etichette musicali.
Lo sfondo della battaglia
Nel 2018 Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music e altri titolari di diritti avevano citato in giudizio Cox, uno dei maggiori fornitori di accesso a internet negli Stati Uniti, dopo aver inviato decine di migliaia di segnalazioni su presunte violazioni di brani protetti da copyright. L'anno successivo una giuria aveva dato ragione alle etichette assegnando un risarcimento di circa 1 miliardo di dollari.
Nel 2024 la Corte d'Appello del Quarto Circuito, con sede a Richmond, aveva però ritenuto che l'entità del risarcimento non fosse giustificata e aveva ordinato un nuovo processo per determinare l'ammontare appropriato dei danni. La Corte Suprema ha preso in carico il caso lo scorso giugno e ha ascoltato le argomentazioni a dicembre.
Cosa ha deciso la Corte
Il giudice Clarence Thomas ha scritto che, secondo i precedenti della Corte, un'azienda che fornisce un servizio al pubblico non può essere ritenuta responsabile come autore di violazioni del diritto d'autore solo perché sa che alcuni utenti useranno quel servizio per infrangere i diritti. In sostanza, fornire accesso a internet non equivale a volerlo usare per commettere violazioni.
Thomas ha inoltre chiarito che ritenere Cox responsabile soltanto per non aver sospeso gli account che avrebbero violato il copyright avrebbe esteso la responsabilità secondaria in modo non coerente con i precedenti giuridici.
Reazioni
- Cox Communications: in una dichiarazione l'azienda ha definito la sentenza una vittoria netta per il settore broadband e per gli utenti. Ha sottolineato che gli ISP non sono la polizia del copyright e che la decisione permette di concentrarsi su obiettivi come la conservazione dell'accesso aperto a internet, la protezione della privacy dei consumatori e l'affidabilità della rete.
- RIAA: Mitch Glazier, presidente e CEO della RIAA, ha espresso delusione per la decisione della Corte che annulla la determinazione di una giuria secondo cui Cox avrebbe agevolato su ampia scala la violazione del diritto d'autore. Ha aggiunto che la legge sul copyright deve proteggere gli autori e i mercati e che i legislatori dovrebbero valutare l'impatto di questa sentenza. Secondo Glazier, la decisione è limitata ai casi di "contributory infringement" che riguardano soggetti come Cox, che non copiano, ospitano, distribuiscono o pubblicano direttamente materiale contraffatto né controllano o inducono tale attività.
- Major labels: i rappresentanti di Sony, Warner e Universal non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.
Cosa cambia
La sentenza chiarisce i limiti della responsabilità secondaria per gli operatori di rete: fornire accesso a internet non equivale automaticamente a partecipare a violazioni commesse dagli utenti. Resta però aperta la discussione su come bilanciare la tutela dei creatori con la funzionalità e i diritti degli utenti della rete.