Il Mondiale 2026 sta finalmente prendendo forma. Tra qualificazioni tranquille, finali al cardiopalma e qualche confederazione che ha scelto di complicarsi la vita fino all’ultimo minuto utile, ecco chi ha già staccato il biglietto e con quale percorso. Il conto, alla fine, è quello atteso: 48 squadre.

Africa

Dall’Africa arriveranno dieci nazionali: nove vincitrici dei gironi e una uscita dai playoff con i nervi ancora in servizio.

Egitto

Mohamed Salah ha segnato due gol nel 3-0 rifilato a Gibuti a Casablanca, lo scorso ottobre, e l’Egitto ha chiuso la pratica con una gara d’anticipo. Per i Faraoni sarà il quarto Mondiale, anche se una vittoria ancora non si è vista. Curiosamente, l’Egitto si era qualificato anche per il primo Mondiale del 1930, salvo poi perdere la nave da Marsiglia per il Sud America a causa di una tempesta. Le priorità logistiche, già allora, non erano il punto forte.

Marocco

Il Marocco è stato il primo Paese africano a qualificarsi per il 2026, travolgendo il Niger 5-0 a Rabat il 5 settembre. I semifinalisti del Qatar 2022 hanno chiuso il Gruppo E con due turni d’anticipo, complice anche l’1-1 tra Tanzania e Congo-Brazzaville. Sarà la sesta partecipazione ai Mondiali per i Leoni dell’Atlante, che nel 2030 ospiteranno il torneo insieme a Portogallo e Spagna, con le tre gare inaugurali previste in Uruguay, Argentina e Paraguay.

Tunisia

Anche la Tunisia ha festeggiato con due giornate d’anticipo nel Gruppo H. Il gol decisivo nel recupero di Mohamed Ben Romdhane, unito alla resistenza del portiere Aymen Dahmen a Malabo contro la Guinea Equatoriale, ha regalato alle Aquile di Cartagine il settimo accesso alla fase finale. Fin qui, però, il torneo ha sempre avuto un limite ben preciso: il girone.

Algeria

L’Algeria ha ottenuto il pass con il 3-0 alla Somalia in ottobre. Mohamed Amoura ha segnato una doppietta, portando a otto il suo bottino nelle qualificazioni, e il capitano Riyad Mahrez ha completato l’opera. Con una giornata ancora da giocare, la squadra di Vladimir Petkovic era già quattro punti davanti all’Uganda nel Gruppo G. Per l’Algeria sarà la quinta partecipazione, la prima dal Brasile 2014.

Ghana

Il Ghana ha chiuso i conti in casa contro le Comore grazie alla rete decisiva di Mohamed Kudus. Le Black Stars tornano così a un Mondiale per la quinta volta nelle ultime sei edizioni. A marzo, però, dopo quattro sconfitte consecutive in amichevole, il tecnico Otto Addo era stato esonerato appena 72 giorni prima del torneo. Una scelta piuttosto ottimista, per usare un eufemismo.

Capo Verde

I Blue Sharks andranno al Mondiale per la prima volta dopo aver battuto 3-0 l’Eswatini in casa e chiuso al primo posto il Gruppo D, davanti al Camerun. Capo Verde è ai turni di qualificazione solo dal 2002 e diventerà la seconda nazione più piccola per popolazione a disputare una fase finale maschile, dopo l’Islanda nel 2018.

Sudafrica

Il Sudafrica ha superato anche una penalizzazione di tre punti e ha finito in testa al Gruppo C battendo 3-0 il Ruanda in casa. Il Benin, che arrivava all’ultimo turno con due punti di vantaggio, è crollato fino al terzo posto dopo il 4-0 subito dalla Nigeria. La tripletta di Victor Osimhen ha spedito le Super Eagles al playoff. Per il Sudafrica si tratta del primo Mondiale dal 2010, quando il torneo lo ospitarono proprio loro.

Senegal

I Leoni di Teranga hanno liquidato la Mauritania 4-0 in ottobre e si sono presi il primo posto nel Gruppo B. Sadio Mané ha firmato due reti, mentre Iliman Ndiaye ha aggiunto il suo nome al tabellino. Il Senegal era uscito negli ottavi contro l’Inghilterra nell’ultimo Mondiale, ma a giugno si era tolto una piccola soddisfazione battendo gli stessi inglesi in amichevole. Nessuno vive di sola vendetta, ma aiuta.

Côte d’Ivoire

I campioni d’Africa in carica hanno superato il Kenya 3-0 nell’ultimo turno del Gruppo F, chiudendo davanti a tutti. Amad Diallo ha segnato un gol e ne ha servito un altro, trascinando la Costa d’Avorio al primo Mondiale dal 2014.

Repubblica Democratica del Congo

Nigeria, Camerun, Gabon e Repubblica Democratica del Congo sono entrate nei playoff CAF a Rabat come migliori seconde. La Nigeria ha battuto il Gabon 4-1 in semifinale, mentre la RD Congo ha eliminato il Camerun con un gol di Chancel Mbemba nei minuti di recupero. La finale è finita 1-1 e poi ai rigori, con la RD Congo avanti 4-3 dopo l’errore dal dischetto di Semi Ajayi. Da lì è arrivato il playoff intercontinentale in Messico, contro la Giamaica, reduce dal successo sul Nuova Caledonia. Axel Tuanzebe ha deciso il match ai supplementari con il gol dell’1-0, portando la RD Congo al primo Mondiale dal 1974, quando si chiamava Zaire.

Asia

Dall’Asia sono arrivate nove qualificate: Australia, Iran, Giappone, Giordania, Corea del Sud, Uzbekistan, Qatar, Arabia Saudita e Iraq, quest’ultima attraverso i playoff.

Australia

Gli australiani hanno raggiunto la fase finale a giugno, rimontando il vantaggio dell’Arabia Saudita e vincendo a Gedda. Dopo una prima parte di percorso poco elegante, con mancati successi contro Bahrain, Indonesia, Giappone e Arabia Saudita, gli Socceroos hanno chiuso con quattro vittorie di fila, incluse quelle decisive contro Giappone e sauditi.

Iran

L’Iran continua a prepararsi per il torneo, ma il quadro politico rende tutto meno semplice del necessario. Il Paese ha già qualificato per la prima volta nel 1978, ma ora la sua presenza negli Stati Uniti appare tutt’altro che scontata, anche dopo il rifiuto della Fifa di spostare le partite in Messico su richiesta della federcalcio iraniana. Donald Trump ha anche detto che non sarebbe appropriato vedere l’Iran alla fase finale, citando la sicurezza dei suoi giocatori. Una situazione, come dire, non ideale.

Giappone

Il Giappone ha fatto il Giappone: qualificazione con tre partite di anticipo nel Gruppo C, chiusa con il 2-0 al Bahrain a Saitama grazie alle reti nella ripresa di Daichi Kamada e Takefusa Kubo. Sarà l’ottava partecipazione consecutiva ai Mondiali.

Giordania

Il 5 giugno la Giordania ha scritto la storia qualificandosi per la prima volta. Ali Olwan ha segnato una tripletta nel 3-0 all’Oman a Muscat, mentre la Corea del Sud batteva l’Iraq 2-0 e completava il quadro. Re Abdullah II ha seguito la partita dalla sede dell’ambasciata giordana a Londra, indossando la maglia della nazionale. Anche i sovrani, ogni tanto, si adeguano al calendario.

Corea del Sud

La Corea del Sud ha centrato l’11ª qualificazione consecutiva battendo l’Iraq, rimasto in dieci, al Basra Stadium il 5 giugno. Il Mondiale dovrebbe essere l’ultimo atto di Son Heung-min, che avrà 34 anni durante il torneo e ha già annunciato che sarà la sua ultima partecipazione. Dopo un deludente Asian Cup 2023, Jürgen Klinsmann è stato sostituito da Hong Myung-bo, che poi ha guidato la squadra a vittorie contro Oman, Giordania, Iraq e Kuwait.

Uzbekistan

Gli Uzbechi, i White Wolves, sono arrivati finalmente alla fase finale con uno 0-0 contro gli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi, a circa 2.800 miglia da casa. Il Paese sta lasciando il segno anche a livello giovanile, come mostrano i quarti di finale al Mondiale Under 17, gli ottavi all’Under 20 e il percorso fino ai quarti ai Giochi di Parigi. Il tecnico Timur Kapadze può contare su due talenti interessanti, il difensore del Manchester City Abdukodir Khusanov e l’ala Abbosbek Fayzullaev, entrambi ventiduenni.

Qatar

Il Qatar ha battuto 2-1 gli Emirati Arabi Uniti nel quarto turno delle qualificazioni asiatiche e ha chiuso il conto. Per i padroni di casa del 2022 sarà la seconda presenza consecutiva alla fase finale.

Arabia Saudita

L’Arabia Saudita, che ospiterà il torneo del 2034, ha ottenuto il pass con lo 0-0 contro l’Iraq a Gedda. Il pareggio ha permesso ai sauditi di chiudere il Gruppo B del quarto turno a pari punti con gli iracheni, ma davanti per differenza reti e grazie al 3-2 sull’Indonesia.

Iraq

L’Iraq ha dovuto passare per un percorso che definire tortuoso sarebbe ancora elegante. Ha battuto gli Emirati Arabi Uniti 3-2 complessivamente, trovando il gol decisivo al 17° minuto di recupero della gara di ritorno a Bassora. Nel playoff di marzo contro la Bolivia è arrivata poi una vittoria più lineare, 2-1, con il gol decisivo di Ayman Hussein nella ripresa a Guadalupa. Dopo 21 partite di qualificazione, l’Iraq torna alla fase finale per la prima volta dal 1986.

Europa

In Europa si sono messe in moto 54 nazionali, Russia esclusa per sospensione. Le qualificate sono 16: Inghilterra, Francia, Croazia, Portogallo, Norvegia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Scozia, Austria, Svizzera, Turchia, Svezia, Repubblica Ceca e Bosnia ed Erzegovina.

Inghilterra

La squadra di Thomas Tuchel è stata la prima europea a qualificarsi, vincendo 5-0 a Riga contro la Lettonia. Il percorso dell’Inghilterra è stato impeccabile: otto partite, otto vittorie, 22 gol fatti e nessuno subito. Difficile fare più pulito di così.

Francia

La doppietta di Kylian Mbappé ha trascinato la Francia nel 4-0 all’Ucraina e ha chiuso il discorso con una giornata d’anticipo nel Gruppo D. I campioni del 2018 e vicecampioni del 2022 andranno al Mondiale per l’ottava volta consecutiva.

Croazia

I vicecampioni del 2018 hanno rimontato e battuto 3-1 le Isole Faroe in casa, con Luka Modrić ancora regista del centrocampo a 40 anni suonati. Il successo ha garantito il primo posto nel Gruppo L e un altro biglietto per la fase finale.

Portogallo

Il Portogallo ha preso il posto al Mondiale grazie al 9-1 rifilato all’Armenia, con le triplette di Bruno Fernandes e João Neves. La qualificazione automatica era stata rimandata dopo la sconfitta per 2-0 in Irlanda, gara in cui Cristiano Ronaldo era stato espulso. Alla fine, però, Roberto Martínez ha chiuso il Gruppo F in testa con 13 punti. Per Ronaldo si apre così la possibilità di giocare un sesto Mondiale, che sarebbe un record.

Norvegia

Erling Haaland ha praticamente giocato da solo una parte della qualificazione norvegese, segnando 16 gol in otto partite. La Norvegia è tornata al Mondiale per la prima volta dal 1998 grazie al 4-1 in casa dell’Italia, risultato che ha blindato il primo posto nel Gruppo I. Il tecnico Ståle Solbakken ha definito Haaland una macchina da gol. Oggettivamente, la definizione regge.

Germania

La Germania ha perso la prima gara di qualificazione, 2-0 in Slovacchia a settembre, poi ha cambiato marcia con cinque vittorie consecutive nel Gruppo A. Il punto più alto è arrivato con il 6-0 ai danni degli slovacchi a Lipsia. Nick Woltemade ha segnato quattro volte nelle ultime tre partite, incluso il gol decisivo a Belfast contro l’Irlanda del Nord in ottobre. I tedeschi non vincono il Mondiale dal 2014 e non hanno superato la fase a gironi nelle ultime due edizioni.

Paesi Bassi

Gli olandesi hanno segnato 27 gol nelle otto gare di qualificazione, quattro dei quali nell’ultimo turno contro la Lituania, partita che ha chiuso definitivamente il discorso. Memphis Depay, oggi al Corinthians, è stato il miglior marcatore con otto reti e ha stabilito il record assoluto di gol con la nazionale. I Paesi Bassi arrivano dal quarti di finale molto tesi e molto discussi persi contro l’Argentina in Qatar.

Belgio

Il Belgio ha chiuso imbattuto, schiantando il Liechtenstein 7-0 nell’ultima partita e vincendo il Gruppo J davanti al Galles. Dopo la semifinale del 2018 in Russia, trascinata dalla cosiddetta generazione d’oro, i Diavoli Rossi erano usciti male dal Qatar, fermati già ai gironi. Stavolta almeno il biglietto è stato composto con maggiore ordine.

Spagna

La Spagna, campione d’Europa e numero uno del ranking Fifa, ha staccato il pass grazie al 2-2 con la Turchia nell’ultima gara del girone. Mikel Oyarzabal e Mikel Merino hanno chiuso il cammino di qualificazione da capocannonieri con sei reti ciascuno. I riflettori, però, saranno puntati soprattutto su Lamine Yamal, chiamato a capire se può trascinare la Spagna verso un secondo titolo mondiale.

Scozia

Dopo 28 anni, la Scozia torna al Mondiale. La qualificazione è arrivata in modo assai scozzese, cioè drammatico: Kenny McLean ha segnato da centrocampo nel 4-2 contro la Danimarca, risultato che ha portato gli uomini di Steve Clarke in testa al Gruppo C. Il capitano Andy Robertson ha sintetizzato la serata come solo chi ha appena vinto una partita storica sa fare: squadra che non molla mai, partita assurda, Paese messo alla prova, ma ne è valsa la pena.

Austria

Come la Scozia, anche l’Austria torna a un Mondiale per la prima volta da Francia 1998. Il pareggio per 1-1 contro la Bosnia ed Erzegovina nell’ultima giornata del Gruppo H è bastato per il primo posto. Marko Arnautović, oggi 36enne al Red Star Belgrade, è stato il miglior marcatore della qualificazione con otto gol.

Svizzera

La Svizzera ha mantenuto la propria presenza ininterrotta alla fase finale dal 2006 in poi, vincendo il Gruppo B con quattro successi in sei partite. Negli ultimi tre Mondiali si è fermata agli ottavi, quindi l’obiettivo di Murat Yakin e del capitano Granit Xhaka è andare un po’ oltre.

Turchia

La Turchia ha iniziato la qualificazione con una vittoria di misura in Georgia, poi ha subito un pesantissimo 6-0 dalla Spagna a Konya. In seguito ha chiuso il girone con un dignitoso 2-2 a Siviglia e ha avuto un percorso playoff quasi impeccabile: 1-0 alla Romania a Istanbul e 1-0 al Kosovo a Pristina. È il primo Mondiale per la Turchia dal terzo posto del 2002.

Svezia

La Svezia ha chiuso il girone all’ultimo posto, senza vittorie, ma è rientrata in gioco grazie ai risultati della Nations League. Nei playoff di marzo ha dovuto ringraziare Viktor Gyökeres, autore di una tripletta nel 3-1 sull’Ucraina e poi del gol decisivo all’88’ nel 3-2 sulla Polonia.

Repubblica Ceca

La prima parte del titolo “re dei rigori” va ai cechi. La Repubblica Ceca è arrivata seconda nel girone dopo un percorso non proprio scintillante, compreso il 5-1 subito in Croazia e la sconfitta 2-1 nelle Isole Faroe. Nei playoff, però, ha mantenuto la calma: 2-2 contro la Repubblica d’Irlanda e vittoria 4-3 ai rigori, poi altro 2-2 con la Danimarca e altro successo dal dischetto, stavolta 3-1. Torna al Mondiale per la prima volta dal 2006 e per la seconda volta dalla dissoluzione della Cecoslovacchia.

Bosnia ed Erzegovina

La seconda parte del titolo “re dei rigori” è della Bosnia ed Erzegovina. Il gol del pareggio dell’Austria al 77’ nell’ultima gara del girone ha mandato la squadra ai playoff, dove Edin Džeko ha gelato Cardiff con l’1-1 nel finale prima del successo 4-2 ai rigori. Poi Haris Tabaković ha firmato un altro pareggio nel finale contro l’Italia a Zenica, prima del 4-1 dal dischetto. La Bosnia torna così al Mondiale per la prima volta dal debutto del 2014.

Nord America, America Centrale e Caraibi

I tre posti automatici della Concacaf sono andati a Curaçao, Haiti e Panama. Giamaica e Suriname sono entrati nei playoff intercontinentali come migliori seconde, ma hanno perso rispettivamente contro RD Congo e Bolivia. Gli Stati Uniti, il Canada e il Messico partecipano invece come Paesi ospitanti.

Curaçao

L’isola caraibica olandese si è qualificata per la prima volta nella sua storia e, con i suoi 156.000 abitanti, diventa il Paese meno popoloso ad aver raggiunto una fase finale maschile. Il pareggio a reti bianche in Giamaica è bastato, nonostante l’assenza dell’allenatore Dick Advocaat, 78 anni, fermato per motivi personali. Curaçao ha chiuso il percorso senza sconfitte, ma Advocaat è poi stato sostituito dal connazionale Fred Rutten.

Haiti

Haiti torna al Mondiale dopo il 1974 grazie al 2-0 sul Nicaragua. La gara decisiva si è giocata proprio a Curaçao, dove la nazionale ha disputato le partite casalinghe per via dell’instabilità nel Paese. In panchina c’è il francese Sébastien Migné, già passato da Congo-Brazzaville, Kenya e Guinea Equatoriale.

Panama

Il 3-0 all’El Salvador ha riportato Panama alla fase finale, dopo l’unica precedente apparizione del 2018. La squadra di Thomas Christiansen, ex allenatore di Leeds e Union Saint-Gilloise, ha chiuso il girone da imbattuta. Molti giocatori militano in Venezuela o in Messico; il terzino destro Michael Amir Murillo gioca nel Beşiktaş.

Oceania

L’Oceania ha avuto un solo posto diretto, conquistato dalla Nuova Zelanda. La Nuova Caledonia, territorio francese d’oltremare riconosciuto dalla Fifa solo dal 2004, è passata dai playoff intercontinentali di marzo dopo la sconfitta nella finale oceanica, ma è stata eliminata dalla Giamaica.

Nuova Zelanda

In un Paese dove il rugby union è quasi una religione civile, il successo degli All Whites conta sempre parecchio. La Nuova Zelanda è tornata al Mondiale dopo 16 anni battendo 3-0 la Nuova Caledonia all’Eden Park di Auckland, casa degli All Blacks. Non è stato un pomeriggio rapidissimo: primo tempo senza gol, poi l’infortunio all’anca del capitano Chris Wood a inizio ripresa e il punto di svolta firmato da Michael Boxall, al suo primo gol in nazionale a 36 anni. Kosta Barbarouses ha raddoppiato e Eli Just ha chiuso i conti all’80’.

Sud America

Le sei qualificate della Conmebol sono Argentina, Ecuador, Colombia, Uruguay, Paraguay e Brasile. La Bolivia ha mancato il settimo posto disponibile e ha poi perso contro l’Iraq nei playoff.

Argentina

I campioni del mondo in carica si sono qualificati il 25 marzo, quando il pareggio 0-0 tra Bolivia e Uruguay ha chiuso matematicamente il discorso. La vera domanda, ora, è una sola: Lionel Messi sarà in campo anche nel 2026? L’attaccante dell’Inter Miami non si è sbilanciato. Il ct Lionel Scaloni ha detto che lo vorrebbe con sé, ma che la decisione spetta solo a lui.

Ecuador

La Tri ha centrato la qualificazione il 10 giugno con lo 0-0 contro il Perù a Lima, risultato sufficiente per assicurarsi il pass con due giornate d’anticipo. L’Ecuador, secondo in classifica, aveva battuto anche l’Argentina, prima in graduatoria, 1-0 a Guayaquil in una partita chiusa da due espulsioni. Nicolás Otamendi era stato espulso al 31’, Enner Valencia aveva trasformato il rigore nel recupero del primo tempo, e al 50’ era arrivato anche il rosso per Moisés Caicedo.

Colombia

La Colombia è tornata alla fase finale dopo aver saltato il Qatar 2022. Il 4 settembre James Rodríguez ha guidato il 3-0 alla Bolivia, risultato che ha consegnato alla squadra di Néstor Lorenzo la qualificazione con una gara d’anticipo. Dopo i quarti raggiunti nel 2014, La Tricolor torna con un gruppo molto interessante, a partire da Luis Díaz, e con Richard Ríos come uno dei nomi da tenere d’occhio.

Uruguay

Marcelo Bielsa, un tempo adorato a Elland Road, ha portato La Celeste al quinto Mondiale consecutivo grazie al 3-0 sul Perù all’Estadio Centenario il 4 settembre. In una qualificazione non sempre lineare, l’Uruguay ha anche battuto il Brasile a Montevideo e sorpreso l’Argentina a Buenos Aires. Per Bielsa sarà il terzo Mondiale da commissario tecnico: nel 2002 la sua Argentina uscì ai gironi, mentre nel 2010 il suo Cile si fermò agli ottavi contro il Brasile. In rosa non ci sono più Cavani e Suárez, ma Federico Valverde resta una presenza piuttosto utile. Xabi Alonso lo ha paragonato a uno Steven Gerrard nel momento migliore.

Brasile

Il Brasile ha mantenuto il suo record unico di presenza a tutti i Mondiali battendo il Paraguay 1-0 il 10 giugno e chiudendo al quinto posto, il piazzamento peggiore di sempre in qualificazione. Sarà la 23ª apparizione alla fase finale. Carlo Ancelotti è arrivato da poco, a maggio, dopo l’addio al Real Madrid, quindi il lavoro tattico è stato inevitabilmente compresso. L’italiano ha chiarito che servirà più tempo per rifinire i dettagli, ma che l’atteggiamento dei giocatori resta la parte decisiva. Il che, per una nazionale come il Brasile, non è esattamente un dettaglio secondario.

Paraguay

Il Paraguay torna ai Mondiali per la prima volta dal 2010 grazie allo 0-0 casalingo contro l’Ecuador del 4 settembre. La squadra di Gustavo Alfaro ha tenuto duro quando serviva, strappando il punto decisivo. Miguel Almirón, che a gennaio ha lasciato il Newcastle, e Julio Enciso, oggi allo Strasburgo ed ex Brighton, sono due volti molto noti anche a chi segue la Premier League. Almirón aveva 16 anni nel 2010 e ricorda ancora la prima partita del Paraguay, un 1-1 con l’Italia a Città del Capo, vista con gli amici nel quartiere San Pablo di Asunción. Un ricordo che, a quanto pare, pesa meglio di tante slide motivazionali.

Il quadro è quasi completo. E, almeno per ora, il Mondiale 2026 promette una combinazione piuttosto sana di ritorni storici, debutti assoluti e qualche nazionale che ha deciso di soffrire fino all’ultimo per principio.