Gustavo Petro è arrivato a Vienna con un messaggio netto: la politica globale contro la droga non ha funzionato e va ripensata. Nel corso di un colloquio con funzionari dell'ONU e in un'intervista, il presidente colombiano ha unito critica alla guerra alla droga, allarme climatico e proposte di cooperazione internazionale.

Perché Vienna? Perché parlarne adesso

Petro ha spiegato che la strategia prevalente tratta il consumo di sostanze come un reato invece che come una questione di salute pubblica. Dopo mezzo secolo di politiche nate negli Stati Uniti sotto Nixon, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la criminalità legata al narcotraffico si è diffusa, la violenza è aumentata e le misure repressive non hanno ridotto il consumo a livello globale.

Numeri che pesano

  • Secondo Petro, circa 1 milione di persone sono morte in America Latina in relazione al fenomeno della cocaina.
  • In Colombia si conterebbero approssimativamente 300.000 di queste vittime. Il conflitto armato colombiano ha causato all'incirca 450.000 morti, e molta violenza è finanziata dal traffico di cocaina.
  • Negli Stati Uniti la minaccia più recente è il fentanyl, una sostanza che provoca fra le 70.000 e 80.000 morti l'anno.

Un mercato della droga diventato multinazionale

Petro descrive i cartelli odierni come imprese multinazionali e una vera e propria "confederazione di mafie": boss di varie nazionalità, reti che vanno dall'Africa all'Asia, infrastrutture logistiche e attività criminali multiple, che includono traffico di organi, tratta di esseri umani e traffico d'armi. Questo nuovo modello rende inefficace un approccio esclusivamente militare o nazionale.

Fentanyl: il legame con la società e il clima

Per il presidente colombiano, alcune droghe riflettono caratteristiche delle società che le consumano. Marijuana, cocaina e fentanyl si collocano in fasi diverse della storia sociale. Il fentanyl, in particolare, è stato definito da Petro come una sostanza collegata a una condizione di isolamento e disperazione indotta da processi economici e culturali contemporanei.

Collegando la crisi sociale al cambiamento climatico, Petro parla di una "cultura dell'estinzione": tassi di natalità più bassi e una percezione diffusa che il modello attuale di produzione e consumo abbia raggiunto un limite potenzialmente catastrofico per la vita sul pianeta.

Perché evitare incontri come il "Southern Shield" e cosa propone Petro

Il presidente ha chiarito di non aver partecipato a un recente incontro in Miami perché non è stato invitato. Ha criticato l'approccio politico del meeting, sostenendo che promuovere un'idea ristretta di civiltà occidentale o cristiana rischia di aumentare la violenza e l'intolleranza. Invece propone dialogo fra civiltà e una cooperazione reale fra paesi americani.

In tema di lotta alla droga, Petro sostiene che molti dei paesi presenti al meeting hanno poca esperienza reale nella guerra al narcotraffico, mentre la Colombia ha sviluppato una rete internazionale di cooperazione.

I risultati che cita la Colombia

  • Coordinamento con agenzie di polizia di 75 paesi.
  • Sequestri di circa 3.300 tonnellate di cocaina durante la sua amministrazione, il valore più alto mai registrato.
  • Consegna di 800 narcotrafficanti agli Stati Uniti e raccolta di 78.000 armi.

Cooperazione energetica come soluzione praticabile

Una proposta concreta che Petro mette sul tavolo riguarda l'energia pulita: il Sud America avrebbe molta più capacità di generare energia rinnovabile. Con un investimento stimato in 500 miliardi di dollari sarebbe possibile sfruttare questa capacità e collegarla alla rete nordamericana con cavi elettrici, contribuendo significativamente a ridurre le emissioni globali.

Per Petro, questa è una via per affrontare la sfida climatica senza ricorrere esclusivamente a misure militari o a politiche di esclusione.

Rapporti con gli Stati Uniti, Cuba e la politica internazionale

Petro ha ricordato di essere inserito nella lista OFAC e di aver subito pressioni politiche. Allo stesso tempo sottolinea che il dialogo rimane possibile, citando l'incontro con l'ex presidente degli Stati Uniti come esempio che contatti diretti possono portare a risultati pratici.

Riguardo a Cuba, Petro sostiene che esclusione e sanzioni non sono la soluzione. Propone invece l'integrazione tecnologica ed energetica, con l'obiettivo di favorire aperture pacifiche e collaborazione nei settori della salute pubblica e della cultura.

In sintesi

Petro chiede un cambio di paradigma: dalla criminalizzazione al trattamento sanitario e sociale del consumo di sostanze; dalla logica militare a una cooperazione internazionale basata su scambio di intelligence, investimenti per l'energia pulita e dialogo politico. Il messaggio è chiaro: senza cambiare modello economico e senza affrontare la crisi climatica, la violenza, le dipendenze e l'instabilità continueranno a peggiorare.