Bernie Sanders presenterà mercoledì in Senato un disegno di legge che chiede una moratoria nazionale sulla costruzione e sull'ammodernamento dei data center destinati all'intelligenza artificiale, fino a quando non verranno approvate norme che tutelino il pubblico dai rischi legati all'AI. Alla Camera, Alexandria Ocasio-Cortez annuncerà una proposta simile nelle prossime settimane.
Che cosa prevede il disegno di legge
La proposta di Sanders stabilisce una pausa aperta nella costruzione e nell'aggiornamento di data center specifici per l'AI, definiti anche tramite parametri fisici come un carico energetico superiore a 20 megawatt. La moratoria terminerebbe solo dopo l'approvazione di leggi che impediscano ai data center di contribuire ai cambiamenti climatici, di danneggiare l'ambiente o di far salire le bollette elettriche, e che proteggano la salute, la privacy, i diritti civili e il futuro dell'umanità.
Il testo richiede inoltre che le aziende tecnologiche condividano la ricchezza generata dall'AI con la popolazione statunitense e include una disposizione che vieterebbe l'esportazione di hardware di calcolo, compresi i chip, verso paesi che non abbiano leggi analoghe.
Perché Sanders lo propone
Nella sua dichiarazione al Campidoglio, Sanders ha detto che la moratoria serve a guadagnare tempo per capire come fare in modo che l'AI avvantaggi le famiglie lavoratrici e non soltanto pochi miliardari, per garantire sicurezza ed efficacia e per evitare danni ambientali e bollette più alte.
Chi è menzionato e perché
Il disegno di legge cita alcuni dirigenti tecnologici noti, tra cui Elon Musk, Jeff Bezos, Sam Altman e Dario Amodei, figure che hanno beneficiato economicamente dell'AI e al tempo stesso hanno lanciato allarmi sui suoi potenziali impatti sociali.
Opposizione pubblica e preoccupazioni locali
La corsa a costruire data center negli Stati Uniti ha scatenato proteste legate all'aumento delle bollette elettriche, al consumo d'acqua, agli impatti energetici e ai diritti sul territorio. Un sondaggio di Pew indica che quasi il 40 percento degli americani considera i data center negativi per l'ambiente e per i costi energetici domestici, mentre circa il 30 percento ritiene che peggiorino la qualità della vita nelle aree vicine.
La pressione pubblica ha già influito su decisioni politiche: in alcune elezioni statali la questione dei data center è stata un tema importante, e nel secondo trimestre del 2025 sono stati bloccati o cancellati progetti per un valore stimato di 98 miliardi di dollari a causa dell'opposizione delle comunità.
Azioni locali e a livello statale
- Decine di città e contee hanno adottato moratorie locali sullo sviluppo dei data center.
- Almeno una dozzina di legislatori statali hanno introdotto proposte di moratoria in stati come Georgia, Maryland, Minnesota, New Hampshire, New York, Oklahoma, Pennsylvania, South Dakota, Vermont, Virginia, Wisconsin e Wyoming.
Un tema che attraversa i partiti
Il disegno di legge di Sanders sposta però il discorso oltre le sole preoccupazioni ambientali, collegando lo sviluppo dei data center alla sicurezza dell'AI. Organizzazioni come Food and Water Watch hanno contribuito a coordinare il movimento che chiede una pausa nazionale, e osservatori come Mitch Jones hanno spiegato che la proposta punta principalmente a proteggere i lavoratori e le comunità.
Non sono solo i progressisti a mostrare preoccupazione: alcuni politici repubblicani hanno criticato il build-out dei data center, e sono stati avviati anche sforzi bipartisan per proteggere i consumatori dagli aumenti delle tariffe elettriche legati ai data center.
Risposte della politica e dell'industria
Governi statali come quello della Florida hanno proposto norme per limitare l'accesso dei minori agli strumenti di chat basati su AI senza consenso dei genitori e per rimuovere sussidi alle aziende tecnologiche che provocherebbero aumenti di prezzo. Alcune misure hanno avuto successo al Senato statale ma non sono passate alla Camera.
Alla Casa Bianca e tra le grandi aziende tecnologiche si riconosce il problema di immagine. In marzo rappresentanti di grandi sviluppatori e di aziende AI si sono riuniti per sottoscrivere un accordo non vincolante che promette di far pagare ai data center i costi reali dell'energia e delle infrastrutture, con l'obiettivo di proteggere i consumatori dalle maggiorazioni delle bollette. Esperti hanno però sottolineato che l'accordo ha valore simbolico e che molte decisioni restano fuori dal controllo diretto della Casa Bianca e delle aziende.
L'opposizione dell'industria
Il settore dei data center avverte che una moratoria nazionale avrebbe conseguenze pesanti: limiterebbe la capacità di internet, rallenterebbe servizi critici, cancellerebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti, ridurrebbe entrate fiscali locali e aumenterebbe i costi per famiglie e piccole imprese. Rappresentanti dell'industria hanno ribadito la disponibilità a collaborare con comunità e decisori pubblici per uno sviluppo responsabile.
La proposta di Sanders difficilmente passerà in un contesto in cui l'amministrazione federale ha espresso supporto per l'AI e l'industria prevede spese politiche importanti quest'anno. Resta però un punto d'attenzione politico rilevante: per la prima volta una proposta nazionale unisce in maniera esplicita preoccupazioni ambientali, di equità economica e di sicurezza dell'intelligenza artificiale.