Tre indizi, a questo punto, fanno più di una prova: Formula 1 e FIA non possono più fare finta di niente. Il tema è sempre lo stesso, e non certo per nostalgia del passato: il tipo di gare imposto dall’attuale ciclo tecnico, con la gestione dell’energia della power unit diventata più importante della ricerca della prestazione pura. La velocità, insomma, c’è ancora. Solo che spesso deve fermarsi a ragionare prima di uscire dai box.
Suzuka ha mostrato, come già Melbourne, i limiti del bilanciamento 50:50 tra potenza elettrica e spinta del motore termico. Tra i piloti, il sentimento è largamente condiviso: la sfida in curva è molto diversa da quella delle Formula 1 di ieri. A dirlo, con sfumature diverse, sono stati Verstappen, Sainz, Alonso, Perez, Bearman e poi Leclerc, soprattutto riferendosi al giro secco. Le curve veloci, di fatto, lasciano spesso spazio a tratti di coasting pensati per recuperare energia.
Migliorare si può
Da questa realtà bisogna partire per discutere che cosa cambiare e da quando. Non sarà il fastidio di Verstappen verso questo tipo di Formula 1 a dettare la linea, ma la sua voce non può essere archiviata con leggerezza, anche se il campione del mondo ha tutt’altro in mente per il futuro.
Poche ore dopo l’incidente tra Bearman e Colapinto a Suzuka, la FIA ha diffuso una nota in cui ha messo alcuni paletti chiari. Secondo la Federazione, i regolamenti includono una serie di parametri variabili, soprattutto nella gestione dell’energia, che permettono ottimizzazioni basate sui dati reali raccolti in pista. L’idea condivisa dai soggetti coinvolti è sempre stata quella di un riesame dopo la prima fase della stagione, così da avere abbastanza materiale da analizzare. Ad aprile sono in agenda diversi incontri per capire come stanno funzionando le nuove norme e se servono ritocchi.
Il principio, in fondo, non è complicato: prima si osserva la macchina al lavoro, poi si decide se ha bisogno di una manutenzione. Un concetto sorprendentemente sensato, per gli standard del motorsport regolamentare.
Già durante i test in Bahrain si erano svolti incontri della Commissione F1 per valutare un intervento prima ancora del GP d’Australia. Alla fine si è scelto di aspettare il riscontro concreto dei weekend di gara, evitando correzioni impulsive. Ora, dopo tre esempi completi su piste molto diverse tra loro, i dati ci sono. E quando la realtà presenta il conto, adattare ciò che si può adattare diventa una scelta di buon senso.
Davanti c’è un mese per studiare, discutere e intervenire sull’equilibrio tra parte elettrica e termica, così da evitare che l’energia si esaurisca troppo presto sui circuiti più impegnativi. In gioco c’è l’essenza stessa della Formula 1, che non può ridursi a una gestione di cavalli e batterie con il cronometro sullo sfondo.
La FIA lo ha ribadito nella sua nota: ogni eventuale regolazione, soprattutto se riguarda la gestione dell’energia, richiede simulazioni accurate e un’analisi dettagliata. La Federazione continuerà a lavorare a stretto contatto con tutti i soggetti coinvolti per arrivare al miglior risultato possibile. La sicurezza resta un principio centrale. E, per il momento, qualsiasi ipotesi sui cambiamenti sarebbe prematura. Più tardi arriveranno ulteriori aggiornamenti.
In gara il problema cambia faccia
Nel dopogara di Suzuka, Leclerc, insieme a Piastri e Antonelli, ha affrontato il tema di eventuali modifiche alla power unit alla luce dell’incidente tra Bearman e Colapinto, nato dalla differenza di velocità tra Haas e Alpine.
Leclerc ha spiegato che con queste auto serve correre in modo diverso, senza grandi margini per fingere il contrario. Uno dei punti discussi riguarda i cambi di direzione o di assetto ogni volta che si entra in super clipping, una situazione che può generare scenari piuttosto delicati. Per il monegasco, non è detto che sia necessario riscrivere tutto per la gara. E, a dirla tutta, non è nemmeno lui l’unico a parlarne con gli altri piloti.
Leclerc ha anche chiarito di apprezzare queste vetture per le opportunità che offrono in gara. Il suo vero punto critico riguarda le qualifiche: lì, secondo lui, servirebbero modifiche per permettere ai piloti di spingere al limite senza dover fare continuamente i conti con il consumo energetico. In gara, invece, il margine di intervento passa anche da piccoli aggiustamenti nel modo di difendersi, soprattutto per chi si trova a perdere velocità più che per chi attacca.
Lo ha ricordato anche pensando all’Australia, dove ha vissuto momenti complicati con George Russell. Il quadro, insomma, non è ancora perfetto. Ma potrebbe migliorare con il tempo. Non esattamente una rivoluzione, solo la classica necessità di sistemare qualcosa che, guarda caso, ha già mostrato i suoi limiti.