Hagai Levi, il regista noto per Scenes From a Marriage e The Affair, ha deciso di trattare i diari di Etty Hillesum in modo non convenzionale. La sua nuova serie Etty prende la cronaca intimissima di una giovane ebrea olandese e la posa in una Amsterdam che sembra contemporanea, senza incollare la storia agli anni Quaranta come se fosse un museo. L'effetto visivo è voluto: jeans, tecnologie e architetture che non gridano "periodo" ma provano a farci capire come quella vicenda parlerebbe oggi.

Perché non un film in costume

Levi racconta che i diari di Hillesum gli stanno vicino da anni, e che il testo gli è stato consigliato da uno psicoterapeuta. Questi scritti narrano la trasformazione spirituale e politica di una giovane donna che, sotto la guida dell'analista Julius Spier, inizia a tenere un diario nel 1941. Nel racconto televisivo Spier è interpretato da Sebastian Koch. I diari seguono anche la relazione tra Hillesum e Spier, e la crescente consapevolezza religiosa di lei, fino alla deportazione ad Auschwitz, dove Hillesum fu uccisa.

Per Levi la scelta di non fare un classico "period piece" è chiara: il diario gli è sembrato sempre molto contemporaneo, la voce di una giovane donna di città che si confronta con problemi tanto personali quanto politici. Inizialmente pensava a un film, poi il progetto è cresciuto fino a diventare una serie di sei episodi.

Quando l'attualità entra in scena

La spinta definitiva per rendere Etty esplicitamente "contemporanea" arrivò dopo gli eventi del 7 ottobre 2023. Levi racconta che alcune immagini di quel conflitto, e quelle successive da Gaza, hanno risvegliato nella percezione pubblica visuali già appresi a scuola: case nascoste, famiglie in riparo, scene che riecheggiano l'immaginario dell'Olocausto. Questa sovrapposizione lo ha convinto che certi aspetti della tragedia storica non siano semplicemente confinati al passato, e che la narrazione potesse dialogare con il presente.

Scelte di produzione: lingua, stile e recitazione

Per ottenere il tono giusto Levi ha lavorato molto su costumi, dialoghi e ritmo. Pur essendo girata in tedesco e olandese, la scrittura è partita da un inglese semplice e quotidiano, poi tradotto con l'aiuto di collaboratori e traduttori, tra cui membri del team che avevano già lavorato con Jonathan Glazer su The Zone of Interest. Levi spiega che alla fine non è tanto la lingua in sé, quanto l'energia che la scena comunica.

La protagonista, interpretata dall'esordiente austriaca Julia Windischbauer, ha studiato olandese per quattro mesi. Per Levi lei aveva quella "luce interna e saggezza" che serviva per il ruolo: non si può semplicemente recitare Etty, ha detto; o ce l'hai o no.

Distribuzione e reazioni

Etty è andata in onda su Arte e viene distribuita da Studio TF1. Levi continua a considerarla più un film che una serie televisiva, tanto che alcuni passaggi sono già avvenuti in sala, tra cui una proiezione a Tel Aviv, e sono previste altre tappe cinematografiche a Parigi, Berlino e Amsterdam. Il regista si è detto soddisfatto delle reazioni, in particolare perché molti spettatori hanno riconosciuto nella serie un discorso che parla del presente e dei segnali di autoritarismo che si vedono oggi in diversi luoghi.

Il suo punto di vista sull'industria israeliana e sul boicottaggio

Levi non lavora in Israele da circa dieci anni, dedicandosi soprattutto a progetti in Europa e negli Stati Uniti. Prima del 7 ottobre era stato anche fermato brevemente durante una protesta contro le riforme giudiziarie in Israele. Oggi esprime preoccupazione per lo stato dell'industria culturale israeliana, che secondo lui è minacciata da politiche di controllo e finanziamenti vincolati.

Secondo Levi il settore è "in seria difficoltà" perché il regime cerca di destinare risorse solo a film e serie che si allineano con le idee della destra. Di conseguenza, molti creativi critici nei confronti del governo rischiano di perdere opportunità. Sul tema del boicottaggio internazionale, Levi è critico rispetto a campagne ampie e indistinte che colpiscono festival, cinema, emittenti e case di produzione. La sua proposta è che il boicottaggio sia più selettivo, perché così com\u00e8 fatto danneggia anche registi, sceneggiatori e produttori israeliani che si oppongono al regime e che, secondo lui, in larghissima parte si battono per i diritti dei palestinesi.

Levi ha dichiarato che gran parte dei creativi israeliani sono in piazza contro il governo e che molti di loro non meritano di essere esclusi dal circuito internazionale. Per questo motivo ritiene che l'azione di boicottaggio debba essere calibrata meglio, per non colpire indiscriminatamente chi lavora per il cambiamento.

In sintesi: con Etty Hagai Levi propone una lettura dell'Olocausto che parla al presente, lavorando su estetica e linguaggio per far emergere connessioni con la realtà contemporanea. Allo stesso tempo, non ha paura di esprimere un giudizio netto sulle dinamiche politiche che, secondo lui, stanno mettendo in difficolt\u00e0 l'industria culturale in Israele, e invita chi pratica il boicottaggio internazionale a essere più attento e selettivo.