Donald Trump ha detto che il costo economico della sua guerra in Iran è "un prezzo molto piccolo da pagare" per rovesciare il regime e fermare il programma nucleare. Sul piano pratico, però, molte nazioni non la pensano così.

Cos'è successo e perché ci riguarda

La tensione ha portato al blocco del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, una delle rotte più importanti per petrolio e gas liquefatto. Negli ultimi giorni solo poche navi stanno attraversando la zona e diverse strutture produttive nel Golfo sono state colpite in ritorsione agli attacchi israeliani sul giacimento South Pars dell'Iran.

Il risultato? Il prezzo del Brent, il riferimento globale per il petrolio, è aumentato di oltre il 60% dall'inizio del conflitto. A fine febbraio il barile viaggiava intorno ai $71; in seguito i corsi sono arrivati a punte intorno a $119 al barile.

Gli effetti già si vedono: l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha suggerito misure per risparmiare carburante, alcuni governi hanno chiesto al personale pubblico di lavorare da casa e paesi come lo Sri Lanka hanno introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni per conservare le risorse.

Perché l'Asia è particolarmente vulnerabile

Lo Stretto di Hormuz convoglia una quota enorme dei flussi globali: circa il 80-84% del petrolio e oltre l'80% del gas naturale liquefatto (LNG) che transitano nel mondo passa di lì, secondo l'analisi del dottor Umud Shokri, stratega energetico.

La vulnerabilità di ciascun paese dipende soprattutto da due fattori: quanto petrolio compra dal Medio Oriente e che riserve strategiche possiede per tamponare gli shock.

La Cina è il più grande importatore e provava a diversificare le fonti comprando dal Sud America, dalla Russia e dall'Africa occidentale, oltre ad accumulare scorte. Paesi come Giappone e Corea del Sud sono molto esposti, ma dispongono di riserve maggiori rispetto a molte nazioni del Sud Asia.

I paesi che rischiano di più

  • India

    L'India dipende per circa il 14,7% delle sue importazioni dallo Stretto di Hormuz. Il problema più immediato è il gas per cucinare: oltre il 60% della domanda di GPL è soddisfatta tramite importazioni. Se le interruzioni durano, le famiglie potrebbero trovarsi senza accesso stabile al combustibile, con aumenti dei costi e il rischio che molte persone ricorrano a fonti più inquinanti come la biomassa o il cherosene.

    La domanda di piani cottura a induzione è esplosa e molti modelli sono andati esauriti nel commercio online e nei negozi fisici.

  • Sri Lanka

    Il paese ha dichiarato di avere riserve di carburante per circa sei settimane e ha introdotto una settimana lavorativa di quattro giorni per istituzioni statali, scuole e università. Le autorità hanno invitato anche il settore privato a considerare ogni mercoledì come giorno festivo per risparmiare carburante.

    La scarsità ha già prodotto immagini diffuse di persone che cercano carburante con mezzi creativi.

  • Pakistan

    Il Pakistan ricava circa l'85% della sua energia dallo Stretto di Hormuz. Il governo ha introdotto misure di risparmio: chiusure scolastiche temporanee, didattica online nelle università, riduzioni delle indennità carburante del 50% per i dipendenti pubblici, uffici statali aperti solo quattro giorni alla settimana e lavoro da remoto per metà della forza lavoro.

  • Bangladesh

    Circa il 95% del fabbisogno petrolifero del Bangladesh dipende da importazioni e il paese ha scorte limitate, attorno alle 20 giornate di consumo. I principali fornitori sono Arabia Saudita e Qatar. Le autorità hanno imposto limiti al carburante e dispiegato truppe per prevenire accumuli illegali.

    Il governo cerca prestiti internazionali per finanziare le importazioni estive di gas liquido: l'obiettivo è raccogliere circa $2 miliardi, con una richiesta stimata di $1,3 miliardi all'FMI e $700 milioni alla Banca asiatica per lo sviluppo.

Che succede al Regno Unito?

Il Regno Unito è meno dipendente dal Medio Oriente per il greggio, perché importa molto dal Mare del Nord e dagli Stati Uniti. Tuttavia, dipende da forniture di jet fuel e diesel provenienti dalla regione, e alcune raffinerie in Kuwait sono state colpite negli attacchi iraniani.

Il vero nervo scoperto è il gas: il Regno Unito importa LNG e parte di esso arriva dal Qatar. I prezzi globali del gas stanno salendo e il paese ha riserve limitate in questo momento. Gli esperti avvertono che, se il conflitto continua, le famiglie britanniche potrebbero vedere aumenti delle bollette, con stime che parlano di incrementi fino a circa £300 a partire dall'estate.

Conclusione

La guerra in Iran ha trasformato una crisi regionale in un problema economico globale, con l'Asia in prima fila per esposizione. Alcuni paesi partono con più scorte e fornitori diversificati, altri rischiano tagli drastici a servizi e mobilità. In pratica, le scelte politiche e le scorte strategiche determineranno chi affronterà il conto più salato nelle prossime settimane.