Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di colloqui "produttivi" con l'Iran. Ufficialmente, Teheran smentisce e accusa Washington di diffondere notizie false per calmare i prezzi del petrolio. Dietro le quinte, però, fonti diplomatiche dicono che Egitto, Turchia e Pakistan hanno aperto canali indiretti tra americani e iraniani.

Una finestra diplomatica, ma con poche speranze

Anche se si sta muovendo qualche canale di contatto, gli esperti restano scettici su un cessate il fuoco. Le posizioni delle parti in guerra sono ancora molto distanti e la fiducia reciproca è praticamente assente.

I cambiamenti nella posizione iraniana

L'articolo indica che la leadership iraniana sembra aver irrigidito le proprie richieste rispetto all'inizio del conflitto, quando sono iniziate le operazioni tra Stati Uniti e Israele. Il Pentagono sostiene di aver ridotto significativamente capacità missilistiche iraniane, citando una perdita fino al 90 percento della capacità missilistica, ma l'Iran ha comunque dimostrato di poter colpire con precisione.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa un quinto delle esportazioni petrolifere mondiali, resta in gran parte paralizzato. In diverse occasioni Teheran ha risposto con azioni mirate per ristabilire un equilibrio di deterrenza e dimostrare che ogni minaccia avrà una reazione.

Azioni recenti

  • Forze iraniane hanno colpito un importante sito del gas in Qatar, riducendo temporaneamente circa il 17 percento della capacità esportativa del paese, subito dopo un attacco israeliano su un giacimento iraniano.
  • Dopo un attacco al sito nucleare di Natanz, due missili balistici iraniani hanno superato sistemi di difesa israeliani e hanno colpito le città meridionali di Arad e Dimona, ferendo oltre 180 persone.

Obiettivi di Teheran: non solo un cessate il fuoco

Secondo analisti, l'Iran non cerca solo la fine delle ostilità, ma un ordine post-conflitto che ristabilisca deterrenza e offra garanzie economiche e di sicurezza a lungo termine. Tra le richieste riportate ci sono il rimpatrio di pagamenti, garanzie scritte che non verranno subiti nuovi attacchi e un nuovo regime per la circolazione nello Stretto di Hormuz.

Negar Mortazavi, ricercatrice, osserva che il controllo dello Stretto ha fatto nascere discussioni interne sull'eventualità di imporre tariffe per il transito, una leva economica che l'Iran potrebbe voler mantenere.

Per gli analisti è improbabile che Teheran rinunci a questa leva senza concessioni significative. Washington ha già provato a ridurre la pressione sui mercati energetici, sospendendo temporaneamente alcune sanzioni per la compravendita di 140 milioni di barili di petrolio iraniano trasportati via mare.

Cosa vuole Washington?

Tra i motivi citati per l'azione militare contro l'Iran c'è il timore di una capacità nucleare militare. Il presidente ha detto di voler che l'Iran rinunci a oltre 400 kg di uranio arricchito a livelli prossimi a quello bellico; le autorità iraniane sostengono che parte di questo materiale sia stata sepolta sotto le macerie di un sito colpito.

In passato gli Stati Uniti hanno chiesto anche lo smantellamento del programma missilistico balistico iraniano e la fine del sostegno a gruppi armati in varie parti della regione. Secondo fonti citate, l'amministrazione americana avrebbe adesso proposto che l'Iran mantenga circa 1.000 missili a medio raggio, un allentamento rispetto a richieste precedenti.

Ogni passo diplomatico, però, si scontra con una profonda mancanza di fiducia. L'articolo ricorda attacchi a obiettivi iraniani avvenuti mentre negoziatori erano al lavoro, e dichiarazioni pubbliche che puntavano al cambiamento di regime, elementi che complicano qualsiasi intesa.

Chi negozia per l'Iran?

La morte di figure politiche e di collegamento con mediatori esterni ha reso più incerta la catena decisionale iraniana. Di recente è stato nominato segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Superiore Mohammad Bagher Zolghadr, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione e già segretario del Consiglio di Discernimento dal 2023.

Questa nomina suggerisce, secondo alcuni analisti, che eventuali negoziati saranno più allineati con la visione e le priorità dei Guardiani della Rivoluzione. Un commentatore politico ha detto che il sistema sembra più orientato a gestire una lunga confrontazione che a prepararsi alla concessione.

La variabile militare e il prezzo del petrolio

Alcuni osservatori interpretano il rinvio di nuove operazioni come una mossa per calmare i mercati del petrolio, che hanno registrato aumenti consistenti dall'inizio del conflitto, in attesa dell'arrivo di rinforzi statunitensi nella regione. Decine di migliaia di militari e navi anfibie sono stati ridislocati nell'area nelle ultime settimane secondo i resoconti citati.

Il presidente è stato vago sull'ipotesi di truppe di terra, ma ha valutato anche obiettivi come l'isola di Kharg, importante per le esportazioni petrolifere iraniane. Esperti regionali osservano che Stati del Golfo e partner internazionali non accetterebbero facilmente un permanente controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, perché ciò darebbe a Teheran un vantaggio stabile sulle esportazioni energetiche della regione.

Concludendo, se Teheran mantiene la propria leva sullo Stretto e chiede garanzie economiche e di sicurezza sostanziali, le opzioni diplomatiche si riducono e le soluzioni potrebbero tornare a dipendere dalla forza militare, secondo alcune valutazioni citate.