Breve riassunto per chi ha fretta: Juleanna Glover, ex consigliera della Casa Bianca e consulente per manager e aziende, ebbe una relazione professionale con Jeffrey Epstein che durò oltre un anno. Messaggi, meeting e telefonate toccarono politica centrista, consigli su come gestire le notizie su Elon Musk e un tentativo di collegarlo a un gruppo pro-democrazia. Lei sostiene che l'obiettivo era rivelare informazioni su Trump; i documenti mostrano però un rapporto più sfumato.

Chi è chi e perché ci interessa

Juleanna Glover è una veterana dei salotti di Washington: ex collaboratrice dell'amministrazione Bush e consulente nella campagna di John McCain, poi trasformata in una potente consulente di pubbliche relazioni per manager e società. Vive a Kalorama, organizza feste e sa mettere in contatto persone influenti. Jeffrey Epstein, invece, era il finanziere condannato per reati sessuali che coltivava relazioni in tutti gli ambiti della società.

Un rapporto professionale, con parecchi punti interrogativi

I documenti del Dipartimento di Giustizia mostrano che la relazione tra Glover ed Epstein comprendeva decine di email, due incontri di persona e diverse chiamate. Glover racconta di aver inviato 31 email a Epstein: 12 su questioni logistiche, 15 su Tesla, più altri messaggi su politica di terze parti e su Steve Bannon. Lei sostiene che Epstein non è mai stato suo cliente e che non ha preso nulla di valore da lui.

Cosa cercava Glover, secondo lei

  • Scoprire informazioni su Trump: Glover dichiara che uno dei motivi per incontrare Epstein era capire se avesse elementi potenzialmente dannosi per la rielezione di Trump. Nei documenti non compaiono email che provino che lei abbia chiesto a Epstein informazioni su Trump.
  • Assistere clienti importanti: parte delle conversazioni riguardavano Elon Musk e la possibilità di trovare finanziatori stranieri per rendere privata Tesla.
  • Riabilitare l'immagine: Glover cercò anche di mettere Epstein in contatto con responsabili di organizzazioni pro-democrazia.

Il ruolo di Michael Wolff e l'incontro che accende tutto

Il collegamento tra Glover ed Epstein avvenne grazie al giornalista Michael Wolff, che li presentò nel 2017 quando Glover stava lavorando per Musk. Poco dopo il primo contatto, fecero un pranzo a tre: Wolff, Glover ed Epstein. Nello stesso periodo Epstein incontrava altri personaggi noti del mondo finanziario e dello spettacolo.

Le email su Elon Musk e Tesla

In estate del 2018 le conversazioni si concentrarono su Tesla e sulla possibile partecipazione di fondi sovrani per un'operazione di privatizzazione. Glover offrì a Epstein informazioni pubbliche utili se lui stesse consigliando tali investitori. Epstein fornì nomi per il consiglio di amministrazione e diede suggerimenti su come Musk potesse parlare con i giornalisti. Alcune proposte di Epstein includevano figure che poi si sono trovate in imbarazzo per i loro collegamenti con lui.

Glover difese pubblicamente Musk dalle voci su un uso di droghe, salvo poi vederlo recentemente fumare marijuana in un'intervista molto pubblica. Lei ha detto di aver agito per aiutare la posizione del cliente in un momento molto teso per la società.

Il tentativo di accostarlo alla causa pro-democrazia

Per cercare di «ripulire» l'immagine di Epstein, Glover mise in contatto il finanziatore con Michael Abramowitz, all'epoca a capo di Freedom House, un'organizzazione pro-democrazia. Ci fu una chiamata e poi alcuni scambi. Freedom House ha detto che non accettò mai denaro da Epstein e che il contatto fu breve. Glover si è poi scusata con i dirigenti dell'organizzazione per averli messi in contatto con lui.

Avvertimento su Steve Bannon

Tra i temi discussi, Glover avvertì Epstein di tenersi lontano da Steve Bannon, descrivendolo come «malizioso e manipolatore», preoccupata che Bannon potesse usare l'accesso per fini pericolosi. Epstein disse che avrebbe seguito il consiglio, ma continuò comunque a parlare con Bannon in seguito.

Altri dettagli chiave

  • Glover rimanda a colleghi e consulenti quando parla dei suoi motivi: ha citato un altro anti-Trump come testimone delle sue intenzioni.
  • Jim Stewart, giornalista del New York Times, incontrò Epstein come possibile fonte per indagini su Tesla; in seguito scrisse di aver sentito Epstein affermare di conoscere dettagli potenzialmente imbarazzanti su persone famose.
  • Nel marzo 2019 Epstein inviò a Glover una lettera dei suoi avvocati in cui difendevano la posizione dell'imputato; lei non rispose. Epstein morì in carcere il 10 agosto 2019.

Perché questa storia conta

Più che un racconto di pettegolezzi, i documenti rivelano quanto Epstein fosse in grado di inserirsi nei circuiti politici e mediatici. Persone con ruoli istituzionali e consulenti di primo piano hanno dialogato con lui, a volte per motivi politici, a volte per affari, e qualche volta con buone intenzioni che si sono rivelate malaccorte. Il nodo più scomodo resta la linea sottile tra usare contatti per un fine politico e normalizzare una figura già macchiata da condanne penali.

Nota: questa ricostruzione si basa sui documenti del Dipartimento di Giustizia che contengono scambi e calendari pubblicati dopo le indagini su Epstein.