Mercato in tensione

Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile di nuovo giovedì, mentre una serie di attacchi mirati a strutture energetiche nel Medio Oriente ha oscurato il rilascio massiccio di riserve governative pensato per calmare i mercati.

Cosa è successo in mare e nei porti

Sono stati segnalati colpi contro diverse navi mercantili in e intorno allo Stretto di Hormuz, una via fondamentale per il commercio energetico mondiale. Su una delle imbarcazioni, la Mayuree Naree, registrata in Thailandia, si teme che tre membri dell'equipaggio siano intrappolati.

Intanto l'Iraq ha sospeso tutte le attività nei suoi porti petroliferi dopo un attacco che ha coinvolto due petroliere nelle vicinanze. Il Bahrein ha invitato i residenti a restare in casa dopo un attacco a cisterne di carburante nella governatorato di Muharraq.

L'Oman ha spostato tutte le navi fuori dal suo terminal principale di esportazione, Mina Al Fahal, uno degli ultimi scali ancora disponibili per inviare greggio dal Medio Oriente al resto del mondo, a seguito di attacchi con droni in un altro porto.

Prezzi e contromisure

Il Brent, riferimento internazionale, è salito fino a 100,29 dollari al barile nella giornata di giovedì, segnando un rally del 9% prima di tornare intorno ai 98 dollari, con un aumento netto di circa il 6% rispetto al valore precedente. Lunedì scorso il Brent aveva già varcato quota 100 per la prima volta in quattro anni, toccando un picco di 119 dollari dopo un'impennata del 29%.

All'inizio dell'anno il prezzo era vicino ai 60 dollari al barile. La rapidità delle oscillazioni riflette la paura di una stretta prolungata nelle forniture energetiche causata dalle recenti ostilità.

Risposte internazionali

Per cercare di frenare lo shock al mercato, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha deciso un rilascio record di scorte: 400 milioni di barili messi a disposizione dai suoi membri. Gli Stati Uniti hanno annunciato di voler rilasciare 172 milioni di barili dalla loro riserva strategica, con consegne previste a partire dalla prossima settimana e completamento stimato in circa 120 giorni.

Nonostante queste misure, i timori di forniture instabili sono aumentati dopo nuovi attacchi che sembrano mirare intenzionalmente a infrastrutture economiche e portuali.

Effetti finanziari e avvertimenti

Il prezzo del West Texas Intermediate è tornato vicino ai 100 dollari, salendo fino a 94,75 dollari, +8,6% su base giornaliera. Le principali borse asiatiche hanno risentito della tensione: il Nikkei ha perso il 1,6% e il Kospi l'1,2%. I prezzi del gas naturale in Europa sono aumentati per il secondo giorno consecutivo, +7,7%.

Lo Stretto di Hormuz, per cui transita normalmente circa un quinto del petrolio marittimo globale, è di fatto rimasto bloccato dall'inizio del conflitto il 28 febbraio, creando un collo di bottiglia significativo per le forniture.

La grande compagnia petrolifera saudita ha avvertito che la chiusura prolungata dello stretto porterebbe a conseguenze gravi per i mercati energetici globali. Da parte sua la leadership iraniana ha detto che la sicurezza regionale è stata destabilizzata e ha lanciato un avvertimento sul possibile raddoppio del prezzo del petrolio se la situazione non si normalizza.

Previsioni e rischi

Le grandi banche e gli analisti iniziano ad aggiornare le loro stime: una banca d'investimento ha alzato la sua previsione per il Brent nel quarto trimestre del 2026 a 71 dollari al barile. Al tempo stesso alcuni strateghi mettono in guardia sul rischio di uno shock stagflazionistico qualora il conflitto si protragga e causi danni economici estesi.

In sintesi, il mercato è in allerta. Le mosse per aumentare l'offerta sono importanti, ma finché le rotte marittime restano a rischio e gli attacchi colpiscono infrastrutture chiave, la volatilità sui prezzi del petrolio difficilmente darà tregua.